BACIO BLU |
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mercoledì, gennaio 14, 2009
GIO' E GIL 2008
Come ogni inzio di anno facciamo il bilancio di quello passato.
Febbraio
Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
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Dicembre
Pensieri scritti da giosiracconta alle 15:47 |permalink | commenti (2) | categoria:giò e gil | Torna su mercoledì, ottobre 15, 2008
AMERIGO VESPUCCI
Gil e Giò domenica 5 ottobre 2008 si sono recati in quel di Ravenna a visitare la nave più bella del mondo : l'AMERIGO VESPUCCI. L'Amerigo Vespucci è un veliero della Marina Militare costruito come nave scuola per l'addestramento degli allievi Ufficiali.
STORIA Progettata dall'ingegnere Francesco Rotundi, tenente colonnello del Genio Navale, fu costruita nei cantieri di Castellammare di Stabia nel 1930 e varata il 22 febbraio 1931 al comando del Capitano di Vascello AUGUSTO RADICATI DI MARMORITO, un nobile piemontese, madrina del varo è stata la signora ELENA CERIO. Il compito della nave fu quello di affiancare il CRISTOFORO COLOMBO nell'attività di addestramento fino al termine della seconda guerra mondiale, quando quest'ultimo fu ceduto all'URSS come risarcimento danni di guerra. Dal 1946 al 1952 è stata l'unica nave scuola a vela della marina militare italiana ed attualmente è la più anziana nave ancora in servizio. Il motto della nave ufficializzato nel 1978, è: " NON CHI COMINCIA MA QUEL CHE PERSEVERA" I precedenti motti sono stati: "PER LA PATRIA E PER IL RE", sostituito nel 1946 con "SALDI NELLA FURIA DEI VENTI E DEGLI EVENTI". L'addestramento si svolge attraverso le Campagne Addestrative, che sono crociere d'istruzione, con itinerari diversi; fino ad ora ne sono state fatte 71. Oltre all'addestramento in questi ultimi dieci anni, ha avuto il compito di ambasciatore sul mare dell'arte, della cultura e dell'ingegneria presentandosi in molti dei più importanti porti del mondo. L'Amerigo Vespucci è un veliero che mantiene vive le vecchie tradizioni, le vele sono ancora in tela olona,le cime sono ancora tutte di materiale vegetale e tutte le manovre vengono eseguite a mano; ogni ordine abordo viene impartito dal comandante, tramite ilnostromo con il fischietto; l'imbarco e lo sbarco di un ufficiale avviene con gli onori al barcarizzo a seconda del grado dell'ospite. Nel 2006, a 75 anni dall'entrata in servizio,ha ricevuto presso l'Arsenale Militare Marittimo della Spezia pesanti lavori di manutenzione con la sostituzione completa dell'albero di trinchetto,ricostruito esattemente come era in origine. Ci hanno detto che per mandare in pensione la splendida nave aspettano che compia i 100 anni e poi sarà museizzata (non so se si dice così).
TALL SHIP'S RACE La nave più bella del mondo nel 2000 ha partecipato alla Tall Ship's Race, la competizione che mette a confronto le Tall Ship, i velieri ad alti alberi delle Marine Militari di tutto il mondo. In sei mesi ha percorso più di 10.000 miglia arrivando seconda,dietro la tedesca Gorch Fock. La nave scuola ha guidato i velieri italiani anche alle The Tall Ship's Races 2007 Mediterranea, inoltre ha partecipato alla manifestazione "IL MARE DEVE VIVERE", una crociera ecologica del Mediterraneo che si è svolta dal 9 aprile al 15 giugno 1978, in questa occasione è approdata nei porti più importanti del Mediterraneo. DATI TECNICI * Stazza netta: 1.202,57 t * Scafo in acciaio (lamiere chiodate) a tre ponti definiti di coperta, batteria e corridoio con castello e cassero rispettivamente a prua e poppa * Imbarcazioni di supporto: n 11 per l'addestramento e per i servizi portuali. * Superficievelica: 2.800 mq su 26 vele quadre e di taglio in telaolona (fibra naturale). * Alberatura: su 3 alberi e bonpresso, albero di maestra (54 metri), trinchetto (50 metri) e mezzana (43 metri) - parteinferiore degli alberi, pennoni bassi e sartie in acciaio. * Manovre fisse e correnti in fibra naturale per circa 34 km di lunghezza. * Copertura del ponte, castello, cassero e rifiniture in legno teak. * Apparato motore: due motori Diesel Fiat B308 ESS accoppiati ad un motore elettrico di propulsione Marelli di 1491,4 kW, 1 elica a 4 pale fisse, quattro alternatori Diesel per l'energia elettrica.
EQUIPAGGIO L'equipaggio è composto da 11 ufficiali, 72 sottufficiali e 190 sottocapi e comuni. Nei mesi estivi imbarca anche gli allievi del primo anno dell'Accademia Navale di Livorno, circa 140, per un totale di 470 persone. L'equipaggio ha compiti diversi ed è suddiviso nei Servizi Operazioni(si occupa della navigazione, utilizzando gli strumenti di cui la nave è provvista, della meteorologia e delle telecomunicazioni) Marinaresco (Si occupa delle vele, alla gestione delle imbarcazionie all'esecuzione delle manovre di ormeggio e disormeggio) Dettaglio ( comprende il personale che gestisce le mense di bordo) Armi( Ha in consegna le armi portatili e provvede all'addestramento dell'equipaggio Genio navale/Elettrico (assicura le condizioni dell'apparato motore e degli apparati ausiliari,la produzione di energia elettrica e il mantenimento dell'integrità dello scafo) Amministrativi/Logistico (si occupa dell'acquisizione, contabilizzazionee disribuzione dei materiali, della stesura degli atti amministrativi e della gestione delle cucine Sanitario (si occupa delle attività di prevenzione e cura del personale).
IL COMANDANTE Il capitano di vascello Maurizio Bonora è nato a Riccione il 1 giugno 1960, nel 1979 è stato ammesso all'Accademia Navale di Livorno uscendone nel 1983 con il grado di Guardamarina. Dal 1983 ha prestato servizio sulle fregate Lupo, Grecale e Libeccio ricoprendo ruoli diversi nel campo dei sistemi d'arma. Nel 1990 ha prestato servizio negli Stati Uniti imbarcandosi sulla USS Saipan, rientrato in Italia si è occupato dell'allestimento della nave Sibilla per poi assumere nel 1992 con il grado di tenente di vascello il comando della nave Lipari. Dal 1993 al 1995 è stato comandante al Corso presso il Collegio Navale Francesco Morosini, oggi diventato scuola Navale a Venezia. Fino al 1988 ha prestato servizio all'Ufficio piani dello Stato Maggiore Marina per poi ricoprire dal 1999 al 2000 l'incarico di Comandante in 2^ di Nave Audace. Nel 2001, con il grado di Capitano di Fregata, ha comandato Nave Granatiere ed è stato destinato presso l'Istituto studi Militari Marittimi di Venezia in qualità di docente. Nel settembre 2005 è rientrato allo Stato Maggiore Marina con l'incarico di Capo Ufficio Immagine e Promozione fino all'ottobre del 2007 per assumere il comando dell'Amerigo Vespucci. Il comandante Bonora è laureato in Scienze Marittime e Navali presso l'università di Pisa, in Scienze Politiche presso l'università di Trieste ed ha un Master in comunicazione, inoltre è sposato ed ha due figli.
E' la seconda volta che Gil e Giò riescono a salire su questa nave, ma purtroppo non sono ancora riusciti a visitarla all'interno, anche se comunque sul ponte ci sono un sacco di cose da ammirare, soprattutto il modo in cui la tengono pulita e in ordine, degli ottoni così lucidi non li abbiamo visti in nessun altro posto. Pensieri scritti da giosiracconta alle 14:12 |permalink | commenti (1) | categoria:giò e gil | Torna su lunedì, novembre 19, 2007
CIRQUE DU SOLEIL - DELIRIUM
Domenica 18 novembre ore 16.00 al pala isozaki di Torino per la prima volta si esibisce "Le cirque du soleil" con un grande spettacolo DELIRIUM. Gil e Giò non vedono l'ora che lo spettacolo cominci, i biglietti oi hanno addirittura prenotati a maggio e stasera lo stadio è pieno di gente emozionata e impaziente.
Silenzio lo spettacolo comincia con un tripudio di suoni e colori
Musica, danza, acrobazia e tanta magia
Il tutto rigorosamente dal vivo
Nello spettacolo ci viene raccontata la storia di Bill, un uomo come tanti che vive attaccato ad una grande bolla, in una società dove ormai tutti i legami sono virtuali e dove i computer e le macchine sono diventati una barriera insormontabile per tutti.
Una favola che racconta le avventure di questo uomo chiuso in se stesso,ma che nel suo cammino via via incontra i personaggi più disparati e strani che lo condurranno verso il cambiamento e gli faranno capire che è meglio riversare la propria energia verso la vita e gli altri esseri umani perchè è tutti insieme che si affrontano i guai e i problemi.
Tutto lo spettacolo è basato su 21 canzoni scelte fra le più celebri del cirque du soleil.
Delirium è fatto di melodie e cantanti che trasformano con la loro voce le scene,in un bellissimo gioco di luci,colori,costumi e scenografie.
Musica tribale, elettronica e bellissime ballate si mischiano per creare un'atmosfera magica e piena di emozione.
Lo spettacolo è stato creato e diretto da Michel Lemieux e Victor Pilon, che propongono un mix di musica e fantastiche acrobazie,condite con gigantesche e impressionanti visioni multimediali.
Non è il solito spettacolo,le scene,le acrobazie, le musiche e i colori ci hanno lasciato senza fiato trasportandoci in una girandola di suoni e visioni.
I cantanti e i ballerini sono riusciti a portarci in un mondo gioioso e frenetico.
Delirium èla ricerca di un equilibrio in un mondo che èsempremenoin sincronia con la realtà,capace di trasformare la musica in movimento.
I testi sono stati creati per i brani strumentali e parole vere sono state inserite al posto di lingue inventate.
I testi sono in inglese,francese, spagnolo, wolof (un dialetto senegalese) e portoghese.
Per la prima volta i cantanti e i musicisti sono al centro del palco perchè la loro musica dove guidare tutto lo spettacolo.
Trentasei sono gli artisti coinvolti: 6 musicisti, 12 ballerini, sei cantanti, nove acrobati e 3 attori.
Il trionfo della tecnica, ma anche della favola e della poesia
Uno spettacolo bellissimo e pieno di emozioni che Gil e giò ricorderanno per un bel pezzo. Vi lascio una raccolta di spezzoni dello spettacolo ma non rendono come dal vivo.
Pensieri scritti da giosiracconta alle 17:28 |permalink | commenti (15) | categoria:giò e gil | Torna su lunedì, ottobre 29, 2007
OFFICINE GRANDI RIPARAZIONI
Sabato 28 ottobre 2007 ore 14.30 Giò e Gil riescono ad ottenere per un pelo i biglietti per la visita delle antiche officine grandi riparazioni delle ferrovie, una delle più antiche testimonianze del passato di Torino.
Sono state costruite tra il 1885 e il 1895 e destinate alla costruzione e alla manutenzione delle locomotive e dei vagoni.
Sono rimaste chiuse e inagibili per anni e soltanto per tre giorni hanno deciso di farlo visitare al pubblico, dal 31 ottobre 07 lo si potranno visitare soltanto il mercoledì alle ore 16.00 con una prenotazione.
Diventano subito il primo sviluppo di Borgo San Paolo (Dove sono ubicate),il quartiere situato fuori dalla cinta daziaria fino ad allora era agricolo, ma si trasforma rapidamente; nuove industrie cominciano ad occuparlo e l'immigrazione fa si che la crescita demografica aumenti, tutto questo cambia i valori di tutta la zona.
L'edificio delle O.G.R. si sviluppa su una superficie di 20.000 metri quadri all'interno di un'area di circa 31.000, la pianta ha un impianto ad H con due maniche di 200 metri, collegate trasversalmente da un corpo di fabbrica più basso. All'interno i due edifici sono suddividi da due file di pilastri in ghisa che creano un suggestivo impianto a navata.
Un elemento molto importante è il DUOMO unospazio ricavato all'interno della navata centrale,di altezza maggiore rispetto alle altre tre. Le O.G.R.sono state utilizzate per lariparazione dei locomotori fino agli anni '70 e in seguito come centro di stoccaggio delle macchine utensili.
Dismesse dai primi anni '90 sono state oggetto negli anni 2002/2003 di un concorso internazionale di progettazione per il recupero dell'edificio, che lo vede trasformarsi in un grande centro espositivo. Il progetto elaborato daalcuni architetti èper ora rimasto sulla carta; solo nel 2007 infatti l'edificio è stato concesso dalle Ferrovie dello Stato in comodato d'uso gratuito trentennale alla città di Torino. E'stata una visita interessante e istruttita che ci ha lasciato dentro una bella sensazione e un caschetto anti infortunistico che ci hanno lasciato in omaggio.
Pensieri scritti da giosiracconta alle 19:50 |permalink | commenti (6) | categoria:giò e gil | Torna su martedì, giugno 19, 2007
WEEK END A BARCELLONA
Giò e Gil si sono concessi una piccola vacanza, un fine settimana nella capiale Spagnola "Barcellona", una città molto bella, tre giorni non sono molti per poterla vedere tutta, ma noi abbiamo fatto del nostro meglio e cercato di vedere più cose possibili.
Furono i Cartaginesi a battezzare la città con il nome di Barcino in onore del padre di Annibale, nei primi anni della seconda guerra punica le armate di Scipione conquistarono la città cartaginese. Barcino cadde sotto il dominio dei romani e divenne colonia con il nome di "Julia Faventia Augusta Pia", Roma regnò per 6 secoli, e dopo il declino dell'impero cominciarono le invasioni barbariche,Barcellona fu conquistata dai Visigoti e dai vandali e fu capitale provvisoria del regno visigoto , ospitò i concili del 540 e del 589. La Spagna fu uno dei territori di scontro fra la civiltà cattolica e quella musulmana, gli arabi irruppero a Barcellona nel 716 e solo nell'801 gli eserciti del figlio di Carlo Magno riconquistarono la città, trasformandola in Marca Hispanica dell'impero Franco. Vilfredo il Peloso combattè gli arabi a fianco di Franco il Calvo e fu concessa l'indipendenza a Barcellona. Il medioevo fu un periodo bellissimo per la città, i saraceni furono scacciati Barcellona diventò il primo porto del Mediterraneo e la città più importante della Spagna e rimase tale fino alla scoperta dell'America. Con le nuove rotte la sua fortuna scemò e il centro della Spagna si spostò a Madrid, cominciarono secoli duri, la città più volte si ribellò al governo centrale spsagnolo e lottò contro la dinastia dei Borboni, perse la sua autonomia e la lingua catalana venne bandita. Con Carlo III la Capitale della Catalogna si riprese, il porto venne riaperto ai traffici con l'America e la città ricominciò a svilupparsi. Durante la guerra Spagnola Barcellona fu per poco più di un anno capitale della Spagna repubblicana.
Siamo partiti dall'aeroporto di Torino Caselle alle ore 10.45 di venerdì, alle ore 12.00 eravamo già a Barcellona, il tempo di posare i bagagli in albergo e cambiarci e ci siamo subito buttati rtra la folla de LAS RAMBLAS.
"E' la strada più bella del mondo" ha detto lo scrittore inglese Somerset Maugham, il viale più famoso della capitale catalana.
E' una lunga strada alberata, nel cuore della città vecchia, una lunga linea retta che unisce PLAZA DE CATALUNA
e la PUERTA DE LA PAZ
"Ramblejar" è unho dei passatempi preferiti dei barcellonesi che significa passeggiare sena stancarsi per questo lungo viale, è ilcuore pulsante della città,pienodi edicoleche sembrano librerie, caffè, venditori di fiorie di uccelli, mimi e teatranti.
Dopo la lunga passeggiata e un panino al volo per pranzo non potevamo farci mancare la visita al museo marittimo.
Si trova proprio su un lato della Porta de la Paz, sono i grandi cantieri Reali della grande marina catalana medioevale.
L'edificio fu fatto costruire da Giacomo I che apprestò questo cantiere in occasione della guerra contro i saraceni per ilcontrollo delle Baleari, la struttura venne ampliata da Pietro II e poi da Pietro III.
I cantieri navali con il tempo cambiarono fino a quando nel 1941 la città decise di installarvi ilmuseo marittimo. In questo ambiente è stato possibile ospitare la nave ammiraglia della flotta cristiana della battaglia di Lepanto (1571) la galera reale dell'Ammiraglio Don Giovanni d'Austria, che venne costruita proprio in questi cantieri (foto sopra).
Il Museo marittimo raccoglie anche altre testimonianze, reperti archeologici, carte di navigazione, modellini di oescherecci e navi da carico, ceramiche e una serie di polene originali.
Fra le tante ricchezze un atlante del 1493 appartenuto ad Amerigo Vespucci.
Ormai si è fatto sera sono quasi le 19.00, ma c'è ancora un pò di tempo per salire sul monumento dedicato a Cristoforo volombo che si trova proprio al centro della Puerta de la Paz(Porta della pace)
E' uno dei simboli di Barcellonache ricorda il ritorno del navigatore italiano dalle coste del nuovo mondo ed il suo ioncontro con i sovrani di Spagna. Ilmonumento venne costruito alla fine del secolo scorso su progetto di Buigas e fu inaugurato nel 1888; è costituito da una colonna in ferro alta 59 metri. La statua di Colombo èin bronzo e non supora gli 8 metri; un ascensore sale fino alla cime della colonna e consente un bel panorama ravvicinato sul porto di Barcellona
La giornata non è ancora finita, un salto in albergo per lavarci e riposarci di nuovo epoi un giretto al porto e alla ricerca di un posticino per mangiare qualcosa di veloce
Alle 23.30 eravamo giàin albergo e sotto le copertine a farci le coccole,non siamo riusciti a resistere di più.
Sabato mattina sveglia presto e alle nove fuori dall'albergo a cercare un bar dove fare colazione
Dopo esserci rimpinzati come due porcellini abbiamo preso la metropolitana per andare a visitare il capolavoro non terminato di Gaudi la "SAGRADA FAMILIA"
Nel 1866 per volere del librario Bocabella era sorta un'associazionespiritualededicataa S. Giuseppe;nel 1881, con i contributi derivati dauna sottoscrizione pubblica fu possibile acquistare un pezzo di terreno alla periferia della città.
La costruzione di una chiesa dedicata alla Sacra Famiglia fu da principio affidata agli architetti Martorell e Francisco del Villar, ma quest'ultimo dopo aver costruito la cripta rinunciò all'incarico e Martorell associò all'impresa l'allora trentunenne Gaudi.
Alla morte del librario Bocabella, ilvescovo di Barcellona ufficializzò quella che era stata una iniziativa privata e diede in mano tutti i lavori a Gaudì,ilqualeaveva terminato la Cripta e modificato il progetto originale
Nella sua idea la Sagrada Familia doveva essere un grande edificio simbolico, una grande allegoria alla nascita di Cristo che doveva rappresentare in tre monumentali facciate, quella ad ovest della natività, ad est della passione e a sud dell'ascensione.
Delle tre previste Gaudì purtroppo riuscìa realizzarne soltanto una, la prima così perfetta e colpleta che può essere considerato un edificio autonomo.
Dopo la visita edopo aver acquistato alcune cartoline ricordo, abbiamo ripreso la metropolitana per tuffarci nelle meraviglie del parco Guell
Gaudì nel1900 crea per Eusebio Guell una delle sue opere più belle, IL PARCO GUELL
A Gaudì fu affidato di elaborare un modello urbanistico in 15 ettari di terreno nella zona chiamata "Montana Pelada",un quartiere residenziale, nonostantel e previsioni però l'esperimento di una città giardino fallì e vennero venduti soltanto due dei 60 appezzamenti, uno dei quali allo stesso Gaudi e l'altro ad un amico Alfonso Trias.
nel 1922 il municipio di Barcellona acquisì tutta la proprietà e la trasformò in un parco pubblico; un alto muro di cinta protegge il recinto, l'ingresso principale è una beòllissimaporta in ferro battuto fiancheggiata da due padiglioni di ceramica,che nel progetto dovevano fungere da portineria quello di destra e da amministrazione quello di sinistra.
Dall'ingresso parte una doppia scalinata le cui rampe,unite da giochi d'acqua e da sculture zoomorfe e ricoperte da mosaici si congiungono in alto in quella che è chiamata la stanza delle cento colonne.
Alcentro del parco si trova la casa museo di Gaudi dove il maestro visse dal 1906 al 1926 e che ancora oggi conserva mobili dipinti e ricordi appartenuti al grande artista.
A questo punto sono arrivate le 14.00 comprato un panino al volo e mangiato su una panchina, poi verso il porto per una nuova avventura
Ci siamo incantati ad osservare i pesci che si azzuffano per accapparrarsi un pezzo di pane gettato nel mare, è uno spettacolo davvero sorprendente.
Barcellona è il primo centro commerciale e industriale del paese; il porto è ilcuore della città commerciale trail quartiere della Barceloneta e il colle di Montjuich si estendono i 700 acri dell'area portuale, che fanno di Barcellona un importante scalo marittimo del mediterraneo.
Il porto vede ogni anno17 milioni di tonnellate di merci, soprattutto vino, olio, lana e sughero per l'asportazione di granoturco, cotone e carbone che vengono importati.
Gil e giò non si sono fatti mancare una escursione dentro l'area portuale su una piccola imbarcazione chiamata "GOLONDRINAS"
Dopo il fantastico giro in barca non siamo riusciti a fare a meno di visitare l'acquario che si trova proprio nel porto.
Ci siamoimmersi per un paio d'ore in un altro mondo passeggiando per il fondodelmare circondati da grandi squali e da migliaia di pesci strani.
Questa sera una cena come si deve e cosa se non la Paella, il locale era carino, pulito e non troppo costoso, anche se i gestori erano un pò strani, comunque abbiamo mangiato tanto e bene,anzi non siamo riusciti nemmeno a finirla la nostra porzione, ce ne hannoportata tantissima, dopo cena la destinazione è stata Piazza di Spagna e la fontana luminosa
Purtroppo siamo arrivati troppo tardi lo spettacolo era già finito e la fontana stava per chiudere, ci sono rimasta malissimo, ma non si può avere tutto purtroppo, avremmo dovuto forse mangiare dopo, ma noi ingordoni abbiamo ascoltato le nostre gole e non abbiamo dato retta al nostro cuore.
Piazza di Spagna è uno dei più convulsi nodi stradali di Barcellona,una piazza enorme e trafficatissima, fu l'ingresso monumentale del vecchio quartiere fieristico dell'esposizione internazionale del 1929. Al centro della piazza l'architetto catalano Jujol ha collocato la sua fontana monumentale,le tre statue di Oslè che la decorano hanno una precisa simbologia, sono poste ai tre lati della fontana e rappresentano le acque dei tre mari che bagnano le coste spagnole, il mar mediterraneo, il mar cantabrico e l'oceano Atlantico.
A questo punto stanchi e un pò delusi siamo tornati in albergo per cadere quasi immediatamente addormentati.
Ed è arrivata domenica mattina, oggi si parte, ma ci rimane ancora una intera mattinata da godere e vedere ancora qualcosa, prepariamo in fretta i bagagli, li affidiamo all'albergatore e dopo colazione decidiamo di andare a visitare il PUEBLO ESPANOL
Una sorta di divertente Spagna miniaturizzata che occupa circa due ettari della collina del Mountjuich,un villaggioi n cui le strade, le piazze, le case e i palazzi riproduconofedelmente altrettanti importanti e caratteristici angoli gotici e rinascimentali di città e località della Catalogna, dell'Aragona, dell'Andalusia,della Galizia,della Castiglia, delle Baleari, della Navarra e dell'Estremadura.
Fu creato per l'esposizione internazionale del 1929 da Xavier Norgues,Miguel Utrillo e Ramon Raventos.
Le ricostruzioni sono realizzatecon la massima cura e costituiscono una completa antologiadell'architettura spagnola.
L'accesso al villaggio è costituito da due ò possenti torrioni della Puerta de San Vicente,punto di partenza della cinta muraria che circonda il villaggio e che riproduce le mura della città di Avila,dopo la porta troviamo la"Plaza Castellana dove sorgono gli edifici che si ispèirano alle costruzioni di Caceres.
Da qui passando sotto i portici di Sanguesa raggiungiamo la Plaza Major, delimitata da edifici tipici di Guadalajara, Madrid, Segovia,Santander.
Nella piazza si trova anche la riproduzione del municipio di Valderrobles, a sinistra della piazza, dopo la "Calle del Alcade de Zalamea" si trovano le gradinate di Santiago ed altri edifici galiziani dall'aspetto massiccio.
Proseguendo possiamo ammirare il campanile nella chiesa di Utebo in stile mudejar, da questa piazza parte una ricostruzione del candido quartiere andaluso cui segue quella del quartiere catalano, dove è riprodotta una antica farmacia.
Se imbocchiamo la "Calle de los Caballeros" ci troviamo nel quartiere dedicato ai semplici e austeri edifici paesani di Castiglia, oltre i quali incontriamo quelli che rievocano le abitazioni basche e quelle della Navarra.
Nella Plaza Major scenario ottimale per manifestazioni e festeggiamenti folcloristici, la casa Pallaresa ospita uno dei più importanti musei del villaggio il museo delle indusatrie e delle arti popolari dedicato agli usi e ai costumi della Catalogna.
Numerosissimi in tutto il villaggio i piccoli negozi specializzati nella vendita di prodotti regionali caratteristici, dove sotto gli occhi del visitatore si realizzano oggetti artigianali in argilla, vestro, ferro e legno.
A questo punto il tempo è scaduto, una piccola pausa seduti sulla panchina della piazza a farci un pò di coccole e mangiare un panino, un giretto nelle botteghe che abbiamo adocchiato durante il tragitto per comperare qualche regalino e qualche ricordo e poi di corsa in albergo a recuperare i bagagli e all'aeroporto;si ritorna a casetta.
E' stata una bellissima vacanza, abbiamo visto e imparato un sacco di cose, ci siamo divertiti e soprattutto siamo stati insieme per tre giorni consecutivi.
Se tutto va come deve andare ad agosto ci aspetta Londra.
Pensieri scritti da giosiracconta alle 14:10 |permalink | commenti (11) | categoria:giò e gil | Torna su domenica, maggio 13, 2007
Vittoriale e DintorniSabato scorso abbiamo fatto una gitarella di due giorni. Pensieri scritti da giosiracconta alle 16:49 |permalink | commenti (7) | categoria:giò e gil | Torna su martedì, gennaio 30, 2007
BOCCA DI SERCHIO
Quando un soldato venne ferito e non potè tornare indietro, il suo compagno andò a prenderlo, contro gli ordini del suo comandante. Egli ritornò mortalmente ferito ed il suo amico,che portò indietro, era morto. Il comandante arrabbiato gli disse: "Ti avevo detto di non andare," adesso vi ho persi entrambi: Non ne è valsa la pena." L'uomo morente rispose: "Ne è valsa la pena, Signore,perchè quando l'ho preso lui ha detto, "Jim sapevo che saresti venuto." LESLIE D.WEATHERHEAD
Là a Bocca di Serchio dove il fiume si butta nel mare si erge una vecchia palazzina che fungeva da base segreta per l'addestramento della flottiglia della X Mas durante la seconda guerra mondiale.
In memoria rimane una targa, ma molto di più mi hanno raccontato queste vecchie mura, ho sentito le voci dei soldati, le loro risate e il loro pianto; mi sono sentita addosso la loro paura, il loro orgoglio e i loro sogni di gloria. Ho accostato l'orecchio su un vecchio muro scrostato, ho chiuso gli occhi e lui mi ha raccontato la storia di Giovanni; la storia di un giovane soldato partito per la guerra e per la sua Italia.
Era giovane allora Giovanni; giovane e bello, credeva nella vita e nell'amore, gli piacevano il vento forte e il rumore delle onde. Aveva una moglie Giovanni, una dolce ragazza bruna dagli occhi di cielo e la pelle di pesca, si amavano ed aspettavano un bambino.
Un giorno dovette partire, il suo dovere era quello di difendere la patria e Giovanni era un bravo soldato, pianse al pensiero di dover lasciare sola la sua sposa e il suo bambino, ma l'esercito lo reclamava, la X Mas lo voleva,avevano scelto proprio lui; il migliore.
"Non temere"! gli disse lei "Canterò per te, così scaccerò le tue paure... Vedrai, non accadrà nulla di male! e presto saremo di nuovo insieme".
Fu mandato qui a Bocca di Serchio insieme a tanti altri giovani belli,forti, coraggiosi, pieni di sogni e speranze, tanti ragazzi come lui, con una storia simile alla sua.
Furono lunghi e duri i giorni di addestramento trascorsi,in quel luogo, notti e giorni interminabili e faticosi, solo il ricordo di lei e delle sue parole riuscivano a fargli sopportare il freddo e la fatica, le missioni erano sempre un'incognita, non si sapeva mai in quanti sarebbero tornati e come; c'erano momenti in cui la realtà gli precipitava addosso con tutto il suo dolore; soprattutto quando il suo compagno ed amico Luigi fu fatto prigioniero e non riuscì più a tornare al campo di addestramento , avrebbe voluto essere lui al posto, ma doveva andare avanti esercitarsi e combattere, anche se la vita era quello che era; durissima a volte.
Giovanni dentro al suo cuore sapeva che i sogni si avverano sempre, ma hanno i loro tempi e che sono per quelli che hanno dentro qualcosa... amore, generosità e comprensione.
Tante cose accaddero in quei lunghi giorni e tanti altri suoi compagni si persero durante il difficile percorso. Giovanni fu fortunato tutti i suoi sogni si avverarono riuscì a ritornare a casa, ad abbracciare la sua dolce compagna bruna e il suo bambino che non aveva mai visto il babbo, ma di cui conosceva le eroiche gesta.
E' incredibile quanti nomi possiamo dare all'amore e nel suo cuore per sempre sarebbero rimasti incisi i volti di Luigi, Michele, Sandro, Antonio, Giuseppe, Mario, Enrico, Sergio e Francesco; tutti i suoi compagni di avventure,le persone con cui aveva condiviso il cibo, la speranza, la gioia, il dolore, le lacrime e la gloria di quei giorni lontani, ma così vicini.
Tante altre storie avrebbero voluto raccontarmi quelle vecchie mura, ma si sa che il tempo è tiranno ed era giunta l'ora di scappare via, solo il tempo di qualche foto di gruppo davanti alla casa e un attimo ancora per vedere il volto di Giovanni che in una notte triste abbracciava forte il suo cuscino soffocando il pianto per non farsi sentire dai suoi compagni.
È IL SOLDATO La libertà non è gratis
Ho saputo che qualcuno vuole uccidere la memoria, che qualcuno ha deciso di spazzare via quelle voci e quei profumi per far nascere un qualcosa che non c'entra niente con tutto quello che è accaduto in un tempo passato; allora mi rivolgo a voi vecchi muri amici e vi chiedo di raccontare a quelle persone quando arriveranno quello che avete detto a me, non potranno non ascoltarvi perchè la memoria non si uccide; non si uccide mai!!!
Voi ci credete al caso? Io no, niente accade mai per caso e non è stato sicuramente quello che mi ha fatto sedere allo stesso tavolo di Franco Minelli, reduce della X Mas, la persona più giovane, incredibile e con tanta voglia di vivere che abbia mai conosciuto, i suoi occhi ridono e le sue mani parlano,non ha avuto bisogno di dire niente, mi è bastato guardarlo per capire che è una persona meravigliosa, anche lui come il mio babbo (hanno la stessa età 83 anni) mi hanno insegnato che non esistono i vecchi e i giovani, ma solo gli esseri umani.
"Io ho trentotto anni" mi ha detto "e sono state le donne a rovinarmi, mangio, bevo e non penso a quello che accadrà, tutte le notti prima di addormentarmi prego per le persone che amo e che mi sono vicine, ma non spendo nemmeno una parola per me stesso, non penso alla morte e non mi fa paura".
Queste più o meno sono state le sue parole, ed io lo so perchè non ha paura della morte, per lui la morte non esiste, resterà per sempre nel cuore di chi lo ha conosciuto,anche solo per poco tempo; Franco fa parte di quella ristretta cerchia di persone eccezionali che non riesciranno mai a farsi dimenticare perchè ci sarà sempre qualcuno che parlerà di lui, anche solo per sentito dire.
Mi si è stretto il cuore quando l'ho visto piangere di commozione alla consegna di una medaglia a ricordo di questa giornata; in quel momento avrei voluto abbracciarlo stretto stretto ed essere davvero una fatina per farlo tornare anche solo per un attimo ad un episodio della sua gioventù; ma io sono riuscita a vederlo dritto, bello e alto dentro la sua uniforme mentre gli consegnavano il premio.
Le sue parole mi hanno toccato nel profondo, forse per il modo in cui le ha pronunciate e la sua commozione e orgoglio nel farlo, mi hanno fatto pensare, hanno fatto pensare Giò, quella che crede solo nelle fate e nei folletti, quella che non crede in Dio e tantomeno nella Patria, quella che tante volte si è vergognata di essere italiana e infine quella che non si è mai alzata dalla sedia quando si cantava l'inno di Mameli anche se sono consapevole del fatto che se qualcuno non fosse morto per noi forse non vivremmo come stiamo facendo e non avremmo quello che abbiamo.
"SIATE FIERI DI ESSERE ITALIANI... NON VERGOGNATEVI DI ESSERLO... SIATE UNITI, AMATEVI... IO PORTO LA PATRIA NEL CUORE!!!!
Queste sono state le sue parole. Ringrazio di vero cuore gli organizzatori del raduno, il gruppo Betasom (Gruppo di sommergibilisti atlantici) www.betasom.it di cui fa parte il mio Gilbertino, li ringrazio per avermi dato la possibilità di conoscere una persona eccezionale come lui e tutti gli altri partecipanti al Forum,tutte persone fantastiche con nel cuore una passione che li accumuna e che li fa sentire uniti e solidali gli uni con gli altri.
Anche io ho avuto il mio ricordo, non so a quale titolo mi hanno regalato un bellissimo e tenerissimo pinguino di pelouche che ho chiamato Betasom; a me che non capisco niente di sommergibili, ma che adoro scoprire quello che hanno fatto gli esseri umani che mi hanno preceduto, visitare i luoghi dove hanno vissuto e soprattutto capire quali sono state le loro emozioni e i loro stati d'animo in quei frangenti, mi piacerebbe anche tantissimo poter fare un giretto su di un vero sottomarino in immersione, anche se so che questo non è un desiderio attuabile,comunque non si sa mai nella vita può capitare di tutto.
Sono felice comunque di aver ricevuto questo dono perchè ogni volta che guarderò Betasom penserò alla bellissima giornata trascorsa insieme a quelle persone dal cuore grande.
Sono tornata a Torino con il cuore gonfio di gioia, con negli occhi il sorriso il pianto. l'abbraccio di Franco Minelli e una sua dedica su un pezzo di carta.
*A GIOVANNA PER AMORE DI GILBERTO*
E a tutti loro auguro:
*PACE, FORZA E ALLEGRIA*
Perchè come sempre dice Giò...
*LA VITA E' UN GIALLO E L'AMORE UN BLU*
Pensieri scritti da giosiracconta alle 13:40 |permalink | commenti (11) | categoria:giò e gil | Torna su lunedì, gennaio 15, 2007
PALAZZO MADAMA
Finalmente dopo vari anni di chiusura il 15 di dicembre il palazzo Madama di Torino è stato nuovamente aperto al pubblico e ieri pomeriggio siamo andati a visitarlo, l'ultima volta che ci sono stata ero piccolina e molte cose sono cambiate da allora, le restaurazioni fatte nel corso degli anni sono state davvero tante e non lo ricordavo più così grande e sontuoso.
Il palazzo è collocato al centro di Piazza Castello, di epoca settecentesca, la grandissima facciata che dà su via Garibaldi è stata disegnata da Juvarra. Il nome completo del palazzo è: Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja, è un connubio di più di millecinquecento anni di storia del Piemonte.
Agli inizi del del I secolo qui sorgeva una porta nelle mura che portava al Decamano Massimo di Augusta Taurinorum: due torri testimoniano la porta che aveva quattro aperture a volta destinate all'entrata e all'uscita dalla città.
Dopo la caduta dell'impero romano la porta venne trasformata in un fortilizio che serviva alla difesa della città. Questa fortificazione passò ai Marchesi di Monferrato nel XIII secolo, e questo fu il luogo dove venne siglato il trattato tra Guglielmo VII del Monferrato e Tommaso III di Savoia che prevedeva la liberazione del primo e la cessione di Torino dagli Aleramici ai Savoia.
Passano i secoli e la fortificazione di Porta Fibellona passa di proprietà dei Savoia-Acaja (ramo cadetto) che nella prima metà del XIV secolo lo ingrandiscono a castello, Un secolo dopo sempre un Acaja; Ludovico rimaneggia il castello facendogli assumere una forma quadrata con corte e portico, quattro torri cilindriche angolari.
L'estinzione del ramo degli Acaja vede il castello diventare una residenza per gli ospiti dei Savoia, per un breve periodo fu abitato da Emanuele Filiberto di Savoia che ne voleva fare la residenza dei duchi dopo aver spostato la capitale da Torino a Chambery.
Il 1637 fu un anno molto importante perchè la reggente del Duca Carlo Emanuele II di Savoia, Maria Cristina di Francia lo elegge come sua residenza e commissiona grossi lavori di ristrutturazione, come la copertura della Corte e l'ammodernamento degli appartamenti interni.
Sessant'anni dopo un'altra donna di casa Savoia, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours (reggente di Vittotio Amedeo II) abiterà questo palazzo e a lei si deve l'attuale aspetto e parte del nome. Filippo Juvarra progetta per lei un bellissimo palazzo barocco, ma il progetto non fu mai terminato e dopo il completamento dell'avancorpo del 1721 non fu fatto niente altro.
Dalla morte dell'ultima Madama reale il palazzo subì molti cambiamenti, dovuti ai diversi usi cui fu destinato; diventò un commissario di polizia e sede del governo provvisorio francese nelle campagne napoleoniche.
Nel XIX secolo re Carlo Alberto prende di nuovo in considerazione l'edificio facendolo diventare la sede della Pinacoteca Regia e dopo del Senato Subalpino e quindi della Corte di Cassazzione; verso la fine di quel secolo comincia l'interesse per la storia di quel palazzo, scavando le fondamenta e ritrovando tracce delle architetture di costruzioni e versioni precedenti.
Diventato sede del Museo Civico D'Arte Antica nel 1934, il castello ha visto nel corso del Novecento numerosi restauri e ripristini che si sono conclusi alla fine del 2006.
la visita al palazzo riassume tutta la storia della città di Torino, in quattro piani di esposizione.
Nel piano affossato, si trovano quattro sale dove sono esposte le sculture monumentali in pietra piemontese dal XII al XIII secolo.
Al piano terra vengono ospitate sculture, dipinti e oggetti preziosi che vanno dal XIII al XVI secolo partendo dal gotico.
Al primo piano e negli antichi appartamenti delle Madame reali sono sistemate collezioni del seicento e del Settecento, nella sala delle feste una selezione di arredi racconta la ricchezza barocca dell'epoca.
Mentre invece al secondo piano si può ammirare la città dall'alto; la prima sala ospita la collezione di maioliche e porcellane più importanti d'Italia, una sala è interamente dedicata a i tessuti e un'altra all'oreficeria e agli avori.
Io adoro Torino è la mia città e mi piace visitare i suoi movimenti e scoprirne la storia.
Pensieri scritti da giosiracconta alle 17:01 |permalink | commenti (7) | categoria:giò e gil | Torna su domenica, settembre 03, 2006
Vacanze a EurodisneyE si, molti vanno al mare, altri in montagna ma Gil e Giò quest'anno si sono voluti regalare un sogno, ben cinque giorni a Disneyland Paris, il regno della fantasia alle porte di Parigi. La regina di Cuori Mr Incredibile e Plastic Girl Sully e Mike di Monsters & Co Pluto Pippo Paperina e Paperino Alba Papera Pinocchio Il tenero Chicken Little Cip e Ciop Indiani Raperonzolo Tigro Topolino Minnie Chi la conosce ci dica il nome noi non lo conosciamo Stitch Capitan Uncino Mary Poppins Le topoline di Cenerentola Biancaneve e i sette nani e pure il principe
Crudelia De moon Dracula Winnie the Pooh e i suoi amici
Lo sceriffo di Nottingham Woody Timon Questo è un paese magico, per strada potete imbattervi in piante di fagioli magici che crescono fin dentro i negozi.
Una bella girata vorticosa a bordo di un'enorme tazza da The
Una crociera in mezzo alle favole (in miniatura)
Il labirinto di Alice nel paese delle meraviglia, dove anche l'acqua gioca a saltarello.
La nostra camera all'hotel Cheyenne, carina e pulita ma mannaggia alle lampade con gli stivali è di un kitch mostruoso.
Abbiamo anche fatto un giro su un vero battello a ruota, il Mark Twain.
Nelle segrete del castello della bella addormentata abbiamo fatto un incontro molto particolare, un vero drago sputafuoco.
Sempre nel castello abbiamo ammirato questi stupendi arazzi, che ci raccontavano la favola.
Con il trenino abbiamo accompagnato Pinocchio nelle sue avventure.
Ci siamo poi imbattuti nella giostra più bella del mondo dove centinaia di bambini cantavano e ballavano, It's a small world.
La notte poi si fanno incontri magici, ecco una Trilly che svolazza tra il pubblico.
E sempre di notte una parata di luce, è il momento di Fantillusion.
Siamo anche stati ai movies studios, ecco la bellissima statua posta all'ingresso.
Agli studios può capitare di assistere a spettacoli con inseguimenti e salti mozzafiato.
All'arembaggio!!
Ed ecco una delle giostre più belle, la Big Thunder Mountains, un giro in minera su un treno a tutta velocità.
Il bellissimo spettacolo di Tarzan
La casa dei fantasmi, niente paura però...
Ci hanno anche sparati con il cannone nello spazio intergalattico.
E li accanto abbiamo fatto un giro sul Nautilus che il capitano Nemo ha parcheggiato li vicino
Abbiamo anche aiutato Buzz Lighyear a sconfiggere Zurg.
Poi durante in viaggio su Endor abbiamo sonfitto la morte nera.
Anche gli orologi qui arrivano del mondo della fantasia.
La nostra vacanza qui finisce purtroppo, sono stati cinque giorni fantastici, lontani dal mondo reale e dai problemi di tutti i giorni. Solo fantasia,magia, sorrisi, tanta allegria e musica che ci accompagnava ovunque anche nei bagni.
Giò e Gil ritorneranno presto in quel luogo fatato. Pensieri scritti da giosiracconta alle 23:26 |permalink | commenti (16) | categoria:giò e gil | Torna su venerdì, agosto 11, 2006
FORTE DI BRAMAFAM
UNA SENTINELLA AI CONFINI DEL PIEMONTE Il forte di Bramafam, eretto sul costone omonimo al margine sud orientale della conca di Bardonecchia è considerata la più grande opera fortificata di fine ottocento delle Alpi Cozie; fu costruito alla metà degli anni 70 dello scorso secolo per difendere il traforo internazionale del Frejus e lalinea ferroviaria Torino-Modane.
Fra il 1883 e il 1889assunse l'aspetto di un vero e proprioforte dotato di diversi tipi di artiglieria.
Nel 1892 una relazione del Deuxieme Bureau - il servizio di spinaggio francese - segnalava che il forte poteva ormai definirsi completo e che presto sarebbe stato dotato di artiglieria in cupola.
Il Bramafam adottò infatti le prime installazioni corazzate impiegate dalle fortificazioni italiane; si trattava di affusti corazzati, prodotti dalla casa tedesca Gruson di Marburg, armati con un cannone calibro 120 mm.
L'opera disponeva anche di quattro torrette a scomparsa Gruson per cannone a tiro rapido da 57 mm: si trattava di una torretta metallica che aderiva con la superficie superiore al piano della copertura; con un meccanismo a contrappeso la si poteva sollevare, far uscire la volata del pezzo, sparare e quindi farla tornare nella posizione originale.
Gli obiettivi del forte, il cui presidio del tempo di pace superava le 200 unità, spaziavano sull'intera area di Bardonecchia, in particolare sugli sbocchi delle valli della Rho e del Frejus e verso il traforo ferroviario.
Disarmato parzialmente nel corso della Prima Guerra Mondiale, il forte fu adibito a campo di prigionia per gli austriaci che lavoravano in zona alla manutenzione delle strade militari e della Galleria del Frejus; negli anni trenta l'opera venne integrata con la costruzione di due moderni centri di resistenza in caverna del Vallo Alpino e fu costantemente presidiata e armata.
Il 21 giugno 1940, nel corso dell'offensiva italiana contro la Francia, il forte fu bersagliato dai tiri dell'artiglieria nemica e delle bombe lasciate cadere da sette aerei francesi: i danni si limitarono però soltanto ad alcune strutture esterne.
Nel settembre del 1943 venne occupato da un piccolo presidio tedesco che, per timore di colpi di mano dei partigiani, minò tutta l'area circostante; fu abbandonato dagli ultimi tedeschi in ritirata solo la mattina del 27 aprile 1945. Cessate le ostilità, in ottemperanza alle claudole del Trattato di Pace, il forte venne dismesso dall'Esercito e abbandonato al proprio destino.
Il forte Bramafam dal 2005 è stato aperto al pubblico con le visite alle sue mostre, ed esposizioni attraverso la parte che è stata recuperata da alcuni volontari che fanno parte dell'associazione per gli studi di storia e architettura militare.
Ogni oggetto esposto, comprese le suppellettili, panche, tavoli, porte e piastre corazzate sono originali, recuperate, restaurate ed esposte al pubblico grazie al lavoro dei volontari, inoltre la visita è accompagnata da un sottofondo musicale con inni e musiche d'epoca, soprattutto nella visita della trincea i visitatori sono coinvolti in un gioco di luci e suoni di battaglia, per meglio far capire l'atmosfera, la dura vita e spesso la morte patita dai nostri soldati, alpini, bersaglieri, fanti, generi etc in quei posti lontani da tutto e da tutti.
La ricostruzione degli ambienti è davvero molto interessante e parte dall'ottocento fino ad arrivare alla seconda guerra mondiale, Giò, Gil e Ruben hanno potuto così vedere come si presentava il corpo di guardia, la sezione di mascalcia, la stanza dell'ufficiale di picchetto, l'ufficio ottocentesco del comandante del 6° Reggimento Artiglieria da Fortezza, la camerata truppa, l'infermeria, la mensa ufficiali, la cucina.
Ufficio del comandante del 6° Reggimento Artiglieria da Fortezza
Camerata della truppa
Postazione campale con serventi alpezzo, un obice skoda da 100/17mod 14
Locale di spolettamento proiettili di una batteria in caverna del Vallo Alpino
Ricostruzione del corpo di guardia tedesco dei Gebirgsjaeger nel 1943-44
Gli allestimenti inoltre sono abitati da 75 manichini, tutti vestiti con uniformi originali del Regio Esercito per gli anni che vanno dal 1885 al 1943, questa raccolta di uniformi rappresenta una delle più importanti collezioni esistenti.
E' questo un museo storico che cresce di anno in anno, un luogo per cui vale la pena fare un giro, visitarlo e cercare di capire il perchè alcuni volontari con pochi mezzi ha deciso di non far morire un pezzo della nostra storia. PS: Il bimbo delle foto non fa parte del museo, ma è Ruben il nipotino guerriero di Giò che ama le fortezze e le armi.
Pensieri scritti da giosiracconta alle 15:52 |permalink | commenti (6) | categoria:giò e gil | Torna su
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