BACIO BLU

giovedì, giugno 28, 2007

IL PORCELLINO DI BRONZO

Fiaba di Hans Christian Andersen
PORCELLINO


Nella città di Firenze, non lontano daPiazza del granduca , si trova una traversa che credo si chiamLPorto rossa ; qui, davanti a una specie di bancarella di verdura, sta un porcellino di bronzo, di bella fattura; fresca e limpida acqua scorre dalla bocca di quell'animale, che a causa dell'età è tutto verde scuro solo il grugno brilla, come fosse stato tirato a lucido, e questo si deve alle molte centinaia di bambini e di poveretti che vi si afferrano per avvicinare la bocca a quella dell'animale e bere. È come un quadretto vedere quel bel porcellino di bronzo abbracciato da un grazioso fanciullo mezzo nudo, che accosta la fresca boccuccia al suo grugno.
Chiunque, quando arriva a Firenze, è in grado di trovare quel luogo; basta che chieda del porcellino di bronzo al primo mendicante che incontra, e lo troverà di sicuro.
Era una tarda sera d'inverno, le montagne erano coperte di neve, ma c'era il chiaro di luna e il chiaro di luna in Italia dà un chiarore che è come quello di un buio giorno invernale al nord anzi è meglio, perché l'aria stessa brilla, l'aria dà sollievo, mentre al nord il freddo cielo plumbeo preme contro la terra, la gelida e umida terra che un giorno premerà sulle nostre bare.
Nel giardino del castello granducale, ai piedi dei pini, dove migliaia di rose fiorivano nel periodo invernale, era rimasto per tutto il giorno un ragazzetto vestito di stracci, un ragazzetto che poteva rappresentare l'Italia, così bello, così sorridente, eppure così sofferente. Aveva fame e sete, nessuno gli diede un soldo, e quando venne buio e il giardino dovette essere chiuso, il custode lo cacciò via. Così rimase a lungo sul ponte che passava sul fiume Arno a sognare, a guardare le stelle scintillanti nell'acqua.
Si avviò verso il porcellino di bronzo, si chinò in avanti e gli gettò le braccia intorno al collo; poi mise la bocca vicino al grugno splendente e bevve a grandi sorsate quella fresca acqua. Lì vicino si trovavano alcune foglie di insalata e qualche castagna: quella fu la sua cena.
Non c'era un'anima per strada; era tutto solo, così montò sul dorso del porcellino di bronzo, si allungò in avanti in modo che la testolina ricciuta riposasse su quella dell'animale, e prima ancora di accorgersene, si addormentò.
A mezzanotte il porcellino si mosse, il ragazzo sentì che gli diceva con chiarezza: «Ragazzino, tieniti forte, adesso partiamo!», e difatti partì col ragazzo; fu proprio una strana cavalcata!
Innanzitutto giunsero mPiazza del granduca ; lì il cavallo di bronzo su cui stava la statua del duca nitrì forte, le armi variopinte del vecchio municipio brillarono come immagini trasparenti e il David di Michelangelo ruotava la sua fionda. I gruppi di bronzo con Perseo e col Ratto delle Sabine erano fin troppo vivaci; un grido di morte si innalzò da loro e risuonò su tutta quella meravigliosa piazza deserta.
Vicino dXPalazzo degli Uffizi, nella loggia dove la nobiltà si raduna a festeggiare il carnevale, il porcellino di bronzo si fermò.
«Tieniti forte!» esclamò l'animale. «Tieniti forte perché adesso saliamo le scale!» Il piccolo non diceva neppure una parola: era terrorizzato, ma altrettanto divertito.
Entrarono in una lunga galleria, il ragazzo la conosceva bene perché c'era già stato; le pareti sfoggiavano affreschi, c'erano statue e busti, tutti immersi in una luce bellissima come fosse stato giorno; ma la cosa più bella fu quando la porta di una sala laterale si aprì: sì, il piccolo ricordava quella magnificenza, eppure in quella notte tutto brillava del massimo splendore.
Qui si trovava una graziosa donna nuda, bella come solo la natura e un grande maestro del marmo sono in grado di modellare; muoveva le sue deliziose membra, i delfìni saltavano ai suoi piedi, l'immortalità brillava dai suoi occhi. Il mondo la chiama la Venere medicea. Attorno a lei splendevano statue di marmo, uomini bellissimi; uno di loro affilava la spada e era chiamato il molatore, gladiatori irrompenti formavano un altro gruppo; la spada veniva affilata e le lotte scoppiavano per la dea della bellezza.
Il ragazzo fu come accecato da tutto quello splendore, le pareti rilucevano di mille colori, tutto lì aveva vita e movimento. L'immagine di Venere si sdoppiò e apparve la Venere terrestre, turgida e ardente come l'aveva vista Tiziano. Le immagini di due bellissime donne, le splendide membra senza veli, si allungavano sui morbidi cuscini, il petto si sollevava e la testa si muoveva così che i folti riccioli ricadevano sulle spalle ben tornite, mentre gli occhi scuri esprimevano pensieri ardenti; ma nessuna di quelle immagini osava uscire completamente dalla cornice. Persino la dea della bellezza, i gladiatori e il molatore restarono ai loro posti, perché la gloria che si irraggiava dalla Madonna, da Gesù e da San Giovanni li costringeva all'immobilità. Le immagini sante non erano ormai più immagini, erano diventate i santi in persona.
Che splendore e che bellezza da una sala all'altra! Il ragazzetto le visitò tutte, e anche il porcellino di bronzo camminò passo passo, in mezzo a tutta quella magnificenza e a quella meraviglia.
Una visione scacciava l'altra, solo un'immagine si fissò nella mente, soprattutto per quei gioiosi e felici bambini che vi erano rappresentati e a cui il piccolo aveva già fatto cenno, una volta di giorno.
Molti passano davanti a quest'immagine con leggerezza eppure essa contiene in sé un tesoro di poesia: Cristo discende negli Inferi, ma non si vedono i dannati intorno a lui, bensì i pagani. Il fiorentino Angiolo Bronzino è l'autore di questo affresco; la cosa più grandiosa è l'espressione di certezza che c'è nei bambini che saliranno in cielo; due piccoli si abbracciano, uno tende la mano verso un altro più in basso e indica se stesso, come per dire: "Io salirò in cielo!".
Tutti gli adulti stanno lì, dubbiosi e pieni di speranza oppure si inchinano umilmente davanti al Signore Gesù, implorando.
Il ragazzo osservò quell'immagine più a lungo delle altre, il porcellino di bronzo vi rimase fermo davanti, si sentì un fievole sospiro; proveniva dall'affresco o dal petto dell'animale? Il ragazzo sollevò la mano verso quei bambini sorridenti, allora l'animale ripartì con lui e attraversò l'ampio ingresso aperto.
«Grazie! Tu sia benedetto, caro animale!» esclamò il ragazzo accarezzando il porcellino che bum! bum! scendeva le scale di corsa con lui.
«Grazie a te! E che tu sia benedetto!» replicò il porcellino di bronzo. «Io ti ho aiutato e tu hai aiutato me, perché solo con un ragazzo innocente sul dorso ho la forza di muovermi! Vedi, oso persino passare sotto le luci dell'immagine della Madonna. Ti posso portare dappertutto, ma non in chiesa! Ma se tu sei con me, sono in grado di guardare dentro attraverso la finestra aperta, stando all'ingresso. Non scendere; se lo fai, resterò qui morto, come mi vedi di giorno nella stradinaPorto rossa !»
«Resterò con te, animale benedetto!» rispose il piccolo, e ripartirono a tutta velocità per le strade di Firenze, fino alla piazza che si trova davanti alla chiesa di Santa Croce.
La grande porta a due battenti si spalancò di colpo, le luci si irraggiavano dall'altare, e, attraversando la chiesa, uscivano sulla piazza deserta.
Una strana luce proveniva da un monumento nella navata laterale sinistra e migliaia di stelle in movimento formavano una specie di aureola. Un'insegna dominava su quella tomba, una scala rossa su fondo blu, che sembrava infuocata. Era la tomba di Galilei, un monumento molto semplice, ma la scala rossa su fondo blu è un'insegna piena di significato, è come l'insegna stessa dell'arte, perché la strada verso il cielo è rappresentata sempre da una scala infuocata. Tutti i profeti dello spirito salgono al cielo come il profeta Elia.
Nella navata di destra della chiesa ogni figura dei ricchi sarcofaghi sembrava avesse preso vita. Qui c'era Michelangelo, Dante con la corona di alloro intorno alla fronte, Alfieri, Machiavelli, uno di fianco all'altro riposano qui quei grandi uomini, l'orgoglio dell'Italia.lÈ una chiesa magnifica, molto bella, e forse grande come il Duomo di marmo di Firenze.
Sembrava che i vestiti di marmo si muovessero e che quelle grandi figure sollevassero la testa e guardassero in quella notte piena di canti e di musica verso l'altare variopinto e illuminato dove ragazzi vestiti di bianco facevano dondolare gli incensieri dorati; il forte odore si diffondeva dalla chiesa fino alla piazza.
Il ragazzo tese la mano verso quel bagliore e in quel momento il porcellino ripartì; lui dovette tenersi ben forte, il vento gli soffiava nelle orecchie e poi sentì che il portone della chiesa, chiudendosi, cigolava sui cardini, ma in quello stesso istante gli sembrò di perdere conoscenza, sentì un freddo intenso e spalancò gli occhi.
Era mattina e lui era quasi scivolato giù dal porcellino, immobile nella stradaPorto rossa , dove era solito stare.
Il ragazzo fu colto da paura e terrore al pensiero di colei che chiamava mamma e che lo aveva mandato fuori il giorno prima raccomandandogli di procurarsi del denaro; lui non ne aveva, ma aveva fame e sete. Si strinse ancora una volta attorno al collo del porcellino, gli baciò il grugno, gli fece cenno col capo e poi si incamminò per una stradina tortuosa, larga appena per un asino con un carico disposto accortamente. Una grossa porta ferrata stava socchiusa, da lì lui salì per una scala in muratura con le pareti sporchissime e una corda liscia che fungeva da ringhiera; giunse in un cortile, dove dal pozzo fino ai vari piani della casa erano stati tirati fili di ferro dai quali pendevano i secchi, uno vicino all'altro; quando la carrucola strideva, un secchio si metteva a ballare nell'aria facendo schizzare l'acqua in cortile. Da lì si proseguiva per un'altra scala cadente, fatta di mattoni; due marinai russi la scendevano contenti e spinsero quasi a terra il povero ragazzo. Venivano dai loro bagordi notturni. Li seguiva una donna non più giovane, ma molto robusta, con folti capelli neri. «Cos'hai portato a casa?» chiese al ragazzo. «Non arrabbiarti!» la implorò lui. «Non ho niente, proprio niente!» e afferrò il vestito della madre come se volesse baciarlo; entrarono in camera; non vogliamo descriverla, bisogna solo dire che c'era uno scaldino di porcellana pieno di brace che si chìamamarito e che lei si mise sul braccio per scaldarsi le dita; poi diede una gomitata al ragazzo dicendo: «Certo che li hai i soldi!».
Il bambino si mise a piangere, lei lo spinse col piede e lui si lamentò a voce alta. «Taci, altrimenti ti rompo quella testa urlante!» gridò lei agitando lo scaldino che teneva in mano; il ragazzo si accovacciò a terra con un grido. In quel mentre entrò la vicina di casa, anche lei con il suomarito sul braccio. «Felicita! Cosa stai facendo al bambino?» «Il bambino è mio!» rispose Felicita. «Posso anche ucciderlo, se voglio, e te con lui, Giannina!» e lanciò il suo scaldino. L'altra sollevò il suo per ripararsi e così questi si urtarono; i cocci, il fuoco e la cenere si sparsero nella stanza, ma il ragazzo in quello stesso momento era già fuori dalla porta, di là del cortile, fuori da quella casa. Quel povero bambino continuò a correre finché non ebbe più fiato; si fermò vicino alla chiesa di Santa Croce, la chiesa che si era aperta davanti a lui la notte prima, e entrò. Tutto brillava; si inginocchiò davanti alla prima tomba sulla destra, quella di Michelangelo, e si mise a singhiozzare forte. La gente andava e veniva, fu detta la Messa, ma nessuno si preoccupò di quel ragazzo, solo un vecchietto si fermò, lo osservò e poi se ne andò come gli altri.
Fame e sete tormentarono il piccolo; era debole e malaticcio si riparò nell'angolo tra la parete e il monumento di marmo e lì si addormentò. Verso sera venne svegliato da qualcuno che lo scuoteva, si alzò e trovò davanti a sé lo stesso vecchio di prima.
«Sei malato? Dove abiti? Sei stato qui tutto il giorno?» queste furono alcune delle domande che il vecchio gli rivolse lui rispose e il vecchio lo portò in una casetta che si trovava lì vicino, in una strada laterale. Era un laboratorio di guantaio, la moglie stava ancora cucendo di gran lena quando entrarono, un barboncino bianco saltellò sul tavolo e balzò davanti al ragazzo: era rasato al punto che si vedeva la pelle rosa chiaro.
«Le anime innocenti si riconoscono tra loro!» esclamò la donna accarezzando sia il cagnette che il bambino. Quest'ultimo ebbe da quelle brave persone qualcosa da mangiare e da bere, poi gli dissero che poteva trascorrere la notte lì; il giorno dopo papà Giuseppe avrebbe parlato con sua madre. Gli diedero un misero lettino, ma per lui era bello come quello di un re poiché spesso era costretto a dormire sul duro pavimento di pietra; dormì benissimo e sognò quelle belle immagini e il porcellino di bronzo.
Il mattino dopo papà Giuseppe uscì, il povero bambino non era molto felice, perché sapeva che quell'uscita aveva lo scopo di riportarlo a sua madre, così si mise a piangere e baciò il cagnolino; la donna rivolse a entrambi un cenno di approvazione.
Che notizie portò papà Giuseppe! Parlò a lungo con sua moglie, poi lei chiamò a sé il ragazzo e lo accarezzò. «E un bravo bambino» disse «può diventare un bravo guantaio proprio com'eri tu! E ha dita sottili e molto flessibili. La Madonna ha certo stabilito che diventasse guantaio!»
Il ragazzo rimase in quella casa e la donna gli insegnò a cucire; lui mangiava bene, dormiva bene, divenne allegro e cominciò a stuzzicare Bellissima: così si chiamava il cane. La donna allora lo minacciava col dito, urlava e si infuriava, così il ragazzo si acquetava e si metteva pensieroso nella sua cameretta, che guardava verso la strada e dove veniva lasciata asciugare la pelle. Davanti alla finestra c'erano grosse sbarre di ferro; il ragazzo non riusciva a dormire, pensava continuamente al porcellino di bronzo, e improvvisamente udì dalla strada: «Kladsk! Kladsk!»; sì, era certo lui! Balzò alla finestra, ma non si vedeva nessuno.
«Aiuta il signore a portare la cassetta dei colori» disse la donna il mattino dopo al ragazzo, quando il loro giovane vicino, il pittore, arrivò arrancando con la cassetta e con una tela enorme arrotolata; il ragazzo prese la cassetta e seguì il pittore; si diressero verso la galleria, salirono la stessa scala che lui conosceva bene da quella notte in cui aveva cavalcato il porcellino; conosceva già le statue e gli affreschi, quella bella Venere di marmo e coloro che rivivevano nei loro colori, e rivide la madre di Dio, Gesù e Giovanni.
Poi si fermarono davanti all'affresco del Bronzino, dove Cristo scende negli Inferi e i bambini intorno a lui sorridono per la dolce convinzione di andare in cielo, anche il povero ragazzo sorrise, perché lui lì si trovava nel suo cielo.
«Bene, va' a casa adesso!» gli disse il pittore; il ragazzo era stato fermo così a lungo che l'altro aveva già montato il cavalletto.
«Posso guardare mentre dipinge?» chiese il ragazzo. «Posso vedere come fa a ottenere l'immagine su questa tela bianca?»
«Adesso non dipingo» rispose l'uomo prendendo il carboncino, poi la mano si mosse, rapida, l'occhio misurò l'immagine; e, nonostante ci fosse una sola riga sottile Cristo stava già lì fluttuante, proprio come sull'affresco a colori.
«Adesso vai!» disse il pittore, così il ragazzo si avviò pian piano verso casa, poi sedette al tavolo e... imparò a cucire guanti.
Ma per tutto il giorno il pensiero tornò alla sala degli affreschi, e proprio per questo si punse le dita e si comportò in modo maldestro, ma non stuzzicò Bellissima. Quando venne sera e il portone sulla strada si trovò aperto, il ragazzo sgusciò fuori casa; faceva freddo ma c'erano le stelle, belle e chiare; lui camminò per le strade ormai deserte e si trovò davanti al porcellino di bronzo; gli si chinò sopra e gli baciò il grugno lucido, poi gli sedette sul dorso e disse: «Benedetto animale, che nostalgia ho avuto di te! Questa notte dobbiamo fare una cavalcata!» .
Ma il porcellino rimase immobile e la fresca fonte zampillava dalla sua bocca. Il piccolo sedette come fosse stato un cavaliere, ma qualcuno lo tirò per i vestiti; guardò di lato e vide la piccola e ben rasata Bellissima. Il cane era uscito di casa con lui e lo aveva seguito senza che lui se ne fosse accorto. Bellissima guaì, sembrava volesse dire: "Vedi che sono qui con te? perché stai qui seduto?". Neppure un drago infuocato avrebbe spaventato il ragazzo più di quel cagnolino in quel posto. Bellissima stava per la strada senza essere vestita, come diceva la vecchia mamma; chissà cosa sarebbe successo! Il cane non usciva mai d'inverno senza indossare una pelle di pecora tagliata e cucita appositamente per lei. Quella pelle le veniva legata intorno al collo con un nastro rosso, cui era attaccato un fiocco con un sonaglio, e allo stesso modo veniva legata sotto la pancia. Il cane sembrava allora un capretto che avesse il permesso, d'inverno e vestito a quel modo, di trotterellare con \aSignora . E ora Bellissima era lì con lui e non era vestita; cosa sarebbe successo? Tutte le fantasie erano ormai svanite; il ragazzo diede un bacio al porcellino di bronzo, prese in braccio Bellissima, che tremava dal freddo, e si mise a correre più forte che potè.
«Con cosa stai scappando?» gli gridarono due gendarmi che incontrò per strada, e Bellissima si mise a abbaiare. «Dove hai rubato questo grazioso cagnolino?» chiesero, prendendoglielo.
«Ridatemelo!» implorò il ragazzo.
«Se non l'hai rubato, allora di' a casa che il cane può essere ritirato al comando di polizia.» Gli diedero l'indirizzo e se ne andarono con Bellissima.
Era disperato. Non sapeva se buttarsi nell'Arno o andare a casa e affrontare la realtà. Lo avrebbero certo ammazzato di botte, pensò tra sé, "ma mi piacerebbe essere ammazzato, così morirei e andrei da Gesù e dalla Madonna!" e così andò a casa proprio per venire ammazzato di botte.
La porta era chiusa e lui non arrivava al battiferro non c'era nessuno per strada, ma trovò una pietra e con quella picchiò sulla porta. «Chi è?» gridarono dalla casa.
«Sono io!» disse il ragazzo. «Bellissima è sparita! Apritemi e picchiatemi a morte!»
Soprattutto {^Signora provò uno spavento terribile al pensiero della povera Bellissima; subito volse lo sguardo verso la parete dove stava appeso l'abito del cane; la pelle di pecora era lì.
«Bellissima alla polizia?» gridò a voce alta. «Ragazzaccio! Come hai fatto a portarla fuori? Morirà di freddo! Quella delicata bestiola in mano ai rozzi soldati!»
Il padre dovette partire subito. La donna si lamentava e il ragazzo piangeva, tutti gli inquilini si radunarono, compreso il pittore; questi si mise il ragazzo sulle ginocchia e gli fece delle domande; un frammento alla volta, venne a conoscenza di tutta la storia del porcellino di bronzo e della galleria, certo, non era facile da capire, ma il pittore consolò il ragazzo, e parlò, parlò alla vecchia che però non fu contenta fin quando il marito non ritornò con Bellissima, che era stata coi soldati. Fu una grande gioia; il pittore accarezzò il ragazzo e gli diede un piccolo fascio di fogli.
Che disegni meravigliosi, che teste divertenti! ma, più bello di tutti, c'era il porcellino di bronzo, e sembrava lì in carne e ossa. Nulla poteva essere più splendido! Si trovava sulla carta, fatto con pochi tratti, e dietro c'era abbozzata anche la casa.
«Che bello saper disegnare e dipingere! Si può riprodurre tutto il mondo!»
Il giorno dopo, non appena ebbe un momento libero, il ragazzo prese una matita e sul lato bianco di uno dei fogli cercò di copiare il disegno del porcellino di bronzo. Ci riuscì! Era un po' obliquo, un po' storto, con una zampa grossa e un'altra sottile, ma si capiva bene che cos'era! Così il ragazzo si rallegrò moltissimo con se stesso. La matita non voleva andare proprio dove doveva; ma il giorno successivo c'era disegnato di fianco un altro porcellino, e era cento volte più bello, il terzo poi fu così ben fatto che chiunque potè riconoscerlo.
La cucitura dei guanti però lasciava a desiderare e le commissioni in città venivano compiute con lentezza; questo perché il porcellino di bronzo aveva insegnato al ragazzo che Firenze era come un libro di illustrazioni, se lo si voleva sfogliare. InPiazza della Trinità c'era una sottile colonna che reggeva la dea della giustizia con gli occhi bendati e la bilancia; subito la si ritrovò sulla carta, e era stato il ragazzetto a disegnarla. La raccolta di disegni aumentò, ma comprendeva solo cose inanimate. Un giorno Bellissima si mise con un balzo davanti al ragazzo. «Stai ferma» disse lui «così sarai bella e comparirai nei miei disegni!» Bellissima però non voleva stare ferma, così venne legata; le vennero legate la coda e la testa; quella ringhiò e si mise a saltare, la corda fu tirata di più e in quel momento entrò \aSignora .
«Sacrilego! povera bestia!» disse soltanto al ragazzo, poi lo spinse, gli diede un calcio e lo cacciò di casa, quell'ingrato mascalzone, quello scellerato! E piangendo baciò la sua piccola Bellissima mezza strangolata.
Il pittore stava salendo la scala in quel momento e... questo determinò una svolta nella storia.
Nel 1834 ci fu una mostra nell'Accademia delle arridi Firenze; due quadri, posti uno di fianco all'altro, attiravano molti visitatori. Sul quadro più piccolo era raffigurato un ragazzetto che stava disegnando; come modello aveva un cagnetto bianco e rasato per bene, ma l'animale non voleva star fermo e così gli erano state legate con una corda sia la testa che la coda. C'era vita in quell'immagine e una autenticità che piaceva a tutti. Si raccontava che il pittore fosse un giovane fiorentino che era stato raccolto dalla strada, era stato cresciuto da un vecchio guantaio e aveva imparato a disegnare da solo. Poi un pittore ora famoso aveva scoperto il suo talento quando il ragazzo era stato cacciato da casa perché aveva legato quel cagnolino, il prediletto della padrona, per prenderlo come modello.
L'apprendista guantaio era diventato un grande pittore, come rivelava quel quadro, e ancora di più il quadro più grande che stava lì di fianco. C'era un'unica figura: un bel ragazzo vestito di stracci, che dormiva per la strada, sdraiato sul porcellino di bronzo che si trova nella stradaPorto rossa . Tutti i visitatori conoscevano quel luogo. Le braccine del ragazzo erano strette alla testa del porcellino,2il piccolo dormiva un sonno profondo e la lampada dell'immagine della Madonna illuminava con una luce intensa il volto pallido ma meraviglioso di quel bambino.
Era proprio un quadro splendido; una grossa cornice dorata lo circondava e a un angolo della cornice era appesa una corona d'alloro, ma tra le foglie verdi era stato intrecciato un nastro nero da cui pendeva un lungo velo da lutto.
Quel giovane artista, in quei giorni, era morto!
MAIALINO
Questa favola è per il mio topolino

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martedì, giugno 19, 2007

WEEK END A BARCELLONA

PANAORAMA

Giò e Gil si sono concessi una piccola vacanza, un fine settimana nella capiale Spagnola "Barcellona", una città molto bella, tre giorni non sono molti per poterla vedere tutta, ma noi abbiamo fatto del nostro meglio e cercato di vedere più cose possibili.

taxi

Furono i Cartaginesi a battezzare la città con il nome di Barcino in onore del padre di Annibale, nei primi anni della seconda guerra punica le armate di Scipione conquistarono la città cartaginese.

Barcino cadde sotto il dominio dei romani e divenne colonia con il nome di "Julia Faventia Augusta Pia", Roma regnò per 6 secoli, e dopo il declino dell'impero cominciarono le invasioni barbariche,Barcellona fu conquistata dai Visigoti e dai vandali e fu capitale provvisoria del regno visigoto , ospitò i concili del 540 e del 589.

La Spagna fu uno dei territori di scontro fra la civiltà cattolica e quella musulmana, gli arabi irruppero a Barcellona nel 716 e solo nell'801 gli eserciti del figlio di Carlo Magno riconquistarono la città, trasformandola in Marca Hispanica dell'impero Franco.

Vilfredo il Peloso combattè gli arabi a fianco di Franco il Calvo e fu concessa l'indipendenza a Barcellona.

Il medioevo fu un periodo bellissimo per la città, i saraceni furono scacciati Barcellona diventò il primo porto del Mediterraneo e la città più importante della Spagna e rimase tale fino alla scoperta dell'America.

Con le nuove rotte la sua fortuna scemò e il centro della Spagna si spostò a Madrid, cominciarono secoli duri, la città più volte si ribellò al governo centrale spsagnolo e lottò contro la dinastia dei Borboni, perse la sua autonomia e la lingua catalana venne bandita.

Con  Carlo III la Capitale della Catalogna si riprese, il porto venne riaperto ai traffici con l'America e la città ricominciò a svilupparsi.

Durante la guerra Spagnola Barcellona fu per poco più di un anno capitale della Spagna repubblicana.

barca al  porto

Siamo partiti dall'aeroporto di Torino Caselle alle ore 10.45 di venerdì, alle ore 12.00 eravamo già a Barcellona, il tempo di posare i bagagli in albergo e cambiarci e ci siamo subito buttati rtra la folla de LAS RAMBLAS.

stanza

TEATRANTE1

"E' la strada più bella del mondo" ha detto lo scrittore inglese Somerset Maugham, il viale più famoso della capitale catalana.

teatrante2

E' una lunga strada alberata, nel cuore della città vecchia, una lunga linea retta che unisce PLAZA DE CATALUNA

PLAZA DE cATALUNA

e la PUERTA DE LA PAZ

PUERTA DE LA PAZ

"Ramblejar" è unho dei passatempi preferiti dei barcellonesi che significa passeggiare sena stancarsi per questo lungo viale, è ilcuore pulsante della città,pienodi edicoleche sembrano librerie, caffè, venditori di fiorie di uccelli, mimi e teatranti.

mimo

Dopo la lunga passeggiata e un panino al volo per pranzo non potevamo farci mancare la visita al museo marittimo.

santa maria

Si trova proprio su un lato della Porta de la Paz, sono i grandi cantieri Reali della grande marina catalana medioevale.

galera

L'edificio fu fatto costruire da Giacomo I che apprestò questo cantiere in occasione della guerra contro i saraceni per ilcontrollo delle Baleari, la struttura venne ampliata da Pietro II e poi da Pietro III.

galera di don giovanni d'austria

I cantieri navali con il tempo cambiarono fino a quando nel 1941 la città decise di installarvi ilmuseo marittimo.

In questo ambiente è stato possibile ospitare la nave ammiraglia della flotta cristiana della battaglia di Lepanto (1571) la galera reale dell'Ammiraglio Don Giovanni d'Austria, che venne costruita proprio in questi cantieri (foto sopra).

Il Museo marittimo raccoglie anche altre testimonianze, reperti archeologici, carte di navigazione, modellini di oescherecci e navi da carico, ceramiche e una serie di polene originali.

polena

Fra le tante ricchezze un atlante del 1493 appartenuto ad Amerigo Vespucci.

sommergibile

Ormai si è fatto sera sono quasi le 19.00, ma c'è ancora un pò di tempo per salire sul monumento dedicato a Cristoforo volombo che si trova proprio al centro della Puerta de la Paz(Porta della pace)

colombo

E' uno dei simboli di Barcellonache ricorda il ritorno del navigatore italiano dalle coste del nuovo mondo ed il suo ioncontro con i sovrani di Spagna.

Ilmonumento venne costruito alla fine del secolo scorso su progetto di Buigas e fu inaugurato nel 1888; è costituito da una colonna in ferro alta 59 metri. La statua di Colombo èin bronzo e non supora gli 8 metri; un ascensore sale fino alla cime della colonna e consente un bel panorama ravvicinato sul porto di Barcellona

panorama porto

La giornata non è ancora finita, un salto in albergo per lavarci e riposarci di nuovo epoi un giretto al porto e alla ricerca di un posticino per mangiare qualcosa di veloce

locale sul porto

Alle 23.30 eravamo giàin albergo e sotto le copertine a farci le coccole,non siamo riusciti a resistere di più.

porto

Sabato mattina sveglia presto e alle nove fuori dall'albergo a cercare un bar dove fare colazione

colazione

Dopo esserci rimpinzati come due porcellini abbiamo preso la metropolitana per andare a visitare il capolavoro non terminato di Gaudi la "SAGRADA FAMILIA"

SAGRADA FAMILIA

Nel 1866 per volere del librario Bocabella era sorta un'associazionespiritualededicataa S. Giuseppe;nel 1881, con i contributi derivati dauna sottoscrizione pubblica fu possibile acquistare un pezzo di terreno alla periferia della città.

facciata

La costruzione di una chiesa dedicata alla Sacra Famiglia fu da principio affidata agli architetti Martorell e Francisco del Villar, ma quest'ultimo dopo aver costruito la cripta rinunciò all'incarico e Martorell associò all'impresa l'allora trentunenne Gaudi.

tetto

Alla morte del librario Bocabella, ilvescovo di Barcellona ufficializzò quella che era stata una iniziativa privata e diede in mano tutti i lavori a Gaudì,ilqualeaveva terminato la Cripta e modificato il progetto originale

facciata esterna

Nella sua idea la Sagrada Familia doveva essere un grande edificio simbolico, una grande allegoria alla nascita di Cristo che doveva rappresentare in tre monumentali facciate, quella ad ovest della natività, ad est della passione e a sud dell'ascensione.

Delle tre previste Gaudì purtroppo riuscìa realizzarne soltanto una, la prima così perfetta e colpleta che può essere considerato un edificio autonomo.

interno

Dopo la visita edopo aver acquistato alcune cartoline ricordo, abbiamo ripreso la metropolitana per tuffarci nelle meraviglie del parco Guell

geco

Gaudì nel1900 crea per Eusebio Guell una delle sue opere più belle, IL PARCO GUELL

casa parco

A Gaudì fu affidato di elaborare un modello urbanistico in 15 ettari di terreno nella zona chiamata "Montana Pelada",un quartiere residenziale, nonostantel e previsioni però l'esperimento di una città giardino fallì e vennero venduti soltanto due dei 60 appezzamenti, uno dei quali allo stesso Gaudi e l'altro ad un amico Alfonso Trias.

panorama

nel 1922 il municipio di Barcellona acquisì tutta la proprietà e la trasformò in un parco pubblico; un alto muro di cinta protegge il recinto, l'ingresso principale è una beòllissimaporta in ferro battuto fiancheggiata da due padiglioni di ceramica,che nel progetto dovevano fungere da portineria quello di destra e da amministrazione quello di sinistra.

amministrazione

Dall'ingresso parte una doppia scalinata le cui rampe,unite da giochi d'acqua e da sculture zoomorfe e ricoperte da mosaici si congiungono in alto in quella che è chiamata la stanza delle cento colonne.

Alcentro del parco si trova la casa museo di Gaudi dove il maestro visse dal 1906 al 1926 e che ancora oggi conserva mobili dipinti e ricordi appartenuti al grande artista.

salotto

casa Gaudi

A questo punto sono arrivate le 14.00 comprato un panino al volo e mangiato su una panchina, poi verso il porto per una nuova avventura

pesci

Ci siamo incantati ad osservare i pesci che si azzuffano per accapparrarsi un pezzo di pane gettato nel mare, è uno spettacolo davvero sorprendente.

Barcellona è il primo centro commerciale e industriale del paese; il porto è ilcuore della città commerciale trail quartiere della Barceloneta e il colle di Montjuich si estendono i 700 acri dell'area portuale, che fanno di Barcellona un importante scalo marittimo del mediterraneo.

Il porto vede ogni anno17 milioni di tonnellate di merci, soprattutto vino, olio, lana e sughero per l'asportazione di granoturco, cotone e carbone che vengono importati.

Gil e giò non si sono fatti mancare una escursione dentro l'area portuale su una piccola imbarcazione chiamata "GOLONDRINAS"

Dopo il fantastico giro in barca non siamo riusciti a fare a meno di visitare l'acquario che si trova proprio  nel porto.

Ci siamoimmersi per un paio d'ore in un altro mondo passeggiando per il fondodelmare circondati da grandi squali e da migliaia di pesci strani.

Questa sera una cena come si deve e cosa se non la Paella, il locale era carino, pulito e non troppo costoso, anche se i gestori erano un pò strani, comunque abbiamo mangiato tanto e bene,anzi non siamo riusciti nemmeno a finirla la nostra porzione, ce ne hannoportata tantissima, dopo cena la destinazione è stata Piazza di Spagna e la fontana luminosa

Purtroppo siamo arrivati troppo tardi lo spettacolo era già finito e la fontana stava per chiudere, ci sono rimasta malissimo, ma non si può avere tutto purtroppo, avremmo dovuto forse mangiare dopo, ma noi ingordoni abbiamo ascoltato le nostre gole e non abbiamo dato retta al nostro cuore.

fontana

Piazza di Spagna è uno dei più convulsi nodi stradali di Barcellona,una piazza enorme e trafficatissima, fu l'ingresso monumentale del vecchio quartiere fieristico dell'esposizione internazionale del 1929. Al centro della piazza l'architetto catalano Jujol ha collocato la sua fontana monumentale,le tre statue di Oslè che la decorano hanno una precisa simbologia, sono poste ai tre lati della fontana e rappresentano le acque dei tre mari che bagnano le coste spagnole, il mar mediterraneo, il mar cantabrico e l'oceano Atlantico.

A questo punto stanchi e un pò delusi siamo tornati in albergo per cadere quasi immediatamente addormentati.

Ed è arrivata domenica mattina, oggi si parte, ma ci rimane ancora una intera mattinata da godere e vedere ancora qualcosa, prepariamo in fretta i bagagli, li affidiamo all'albergatore e dopo colazione decidiamo di andare a visitare il PUEBLO ESPANOL

Una sorta di divertente Spagna miniaturizzata che occupa circa due ettari della collina del Mountjuich,un villaggioi n cui le strade, le piazze, le case e i palazzi riproduconofedelmente altrettanti importanti e caratteristici angoli gotici e rinascimentali di città e località della Catalogna, dell'Aragona, dell'Andalusia,della Galizia,della Castiglia, delle Baleari, della Navarra e dell'Estremadura.

Fu creato per l'esposizione internazionale del 1929 da Xavier Norgues,Miguel Utrillo e Ramon Raventos.

Le ricostruzioni sono realizzatecon la massima cura e costituiscono una completa antologiadell'architettura spagnola.

L'accesso al villaggio è costituito da due ò possenti torrioni della Puerta de San Vicente,punto di partenza della cinta muraria che circonda il villaggio e che riproduce le mura della città di Avila,dopo la porta troviamo la"Plaza Castellana dove sorgono gli edifici che si ispèirano alle costruzioni di Caceres.

Da qui passando sotto i portici di Sanguesa raggiungiamo  la Plaza Major, delimitata da edifici tipici di Guadalajara, Madrid, Segovia,Santander.

Nella piazza si trova anche la riproduzione del municipio di Valderrobles, a sinistra della piazza, dopo la "Calle del Alcade de Zalamea" si trovano le gradinate di Santiago ed altri edifici galiziani dall'aspetto massiccio.

Proseguendo possiamo ammirare il campanile nella chiesa di Utebo in stile mudejar, da questa piazza parte una ricostruzione del candido quartiere andaluso cui segue quella del quartiere catalano, dove è riprodotta una antica farmacia.

Se imbocchiamo la "Calle de los Caballeros" ci troviamo nel quartiere dedicato ai semplici e austeri edifici paesani di Castiglia, oltre i quali incontriamo quelli che rievocano le abitazioni basche e quelle della Navarra.

Nella Plaza Major scenario ottimale per manifestazioni e festeggiamenti folcloristici, la casa Pallaresa ospita uno dei più importanti musei del villaggio il museo delle indusatrie e delle arti popolari dedicato agli usi e ai costumi della Catalogna.

Numerosissimi in tutto il villaggio i piccoli negozi specializzati nella vendita di prodotti regionali caratteristici, dove sotto gli occhi del visitatore si realizzano  oggetti artigianali in argilla, vestro, ferro e legno.

A questo punto il tempo è scaduto, una piccola pausa seduti sulla panchina della piazza a farci un pò di coccole e mangiare un panino, un giretto nelle botteghe che abbiamo adocchiato durante il tragitto per comperare qualche regalino e qualche ricordo e poi di corsa in albergo a recuperare i bagagli e all'aeroporto;si ritorna a casetta.

E' stata una bellissima vacanza, abbiamo visto e imparato un sacco di cose, ci siamo divertiti e soprattutto siamo stati insieme per tre giorni consecutivi.

Se tutto va come deve andare ad agosto ci aspetta Londra.

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giovedì, giugno 07, 2007

GIORNATA DELLA PEDOFILIA

 

 


slogan2
Urliamo il nostro NO!!! Copia e diffondi.

http://www.mobilitazionesociale.it/ams/intro.asp

http://cronacaeattualita.blogosfere.it/2007/06/aboliamo-la-giornata-dellorgoglio-pedofilo.html

23 GIUGNO GIORNATA DELL'ORGOGLIO PEDOFILO

Si avete letto bene, il 23 giugno si terrà la giornata Mondiale dell'orgoglio Pedofilo,tutti i pedofili del mondo accenderanno una candela azzurra.Un gesto simbolico per ricordare i pedofili incarcerati perchè - come dicono - "vittime delle discriminazioni, delle leggi ingiustamente restrittive per ribadire l'amore che proviamo per i bambini"(boyloveday international) queste persone (se cosi possiamo chiamarle) hanno pure un sito e  non è un sito illegale, non contiene pornografia, anzi questi signori si impegnano a convincere i loro lettori di agire nel bene, di volersi differenziare dai criminali, da chi fa atti violenti, da chi costringe i bambini, i ragazzi, dicendo che loro li amano.

Interessante la galleria di immagini, dove anche babbo natale viene mostrato come pedofilo dove addirittura viene mostrato un prete amorevole con un ragazzo, si evince un desiderio di far apparire assolutamente normale o come perversione sessuale, che ne sò come partecipare ad un'orgia, un rapporto amoroso da tra un ragazzino e un adulto.
Non è una novità, sono 8 anni che questa giornata esiste, che questo sito è on line, nell'indifferenza di tutto gli organismi internazionali, qualcuno ha addirittura richiesto l'intervento dell' ONU, ma tutto è rimasto così comè.Ora è partita una petizione, ci sono 3 pagine su questa giornata e la polizia postale spiega perchè non si può chiudere quel sito.

http://www.epolisroma.it/ 
dovrebbe essere in tutte le città comunque si scarica on line.

Questa è la prima risposta a questa giornata:

*UNA FIACCOLATA A PALERMO CONTRO LA PEDOFILIA

L’Associazione per la Mobilitazione Sociale di Palermo, chiede che vengono oscurati tutti i siti web che in qualche modo danno voce e spazio alla pedofilia. Le istituzioni prendano una ferma posizione considerando reato anche la solo promozione on line di questo turpe mercato. Un fermo “No” contro la “Giornata Internazionale dell’orgoglio pedofilo”.
Proviamoci, facciamo una catena di blogger, se credete che possiamo urlare un NO anche noi, prendete questo post, copiatelo nei vostri blog, nei vostri siti,inviatelo per mail ai vostri conoscenti , prendetelo e fatelo prendere ai vostri amici blogger, uniamo le nostre forze per qualcosa di positivo.
Grazie a tutti noi...ma non molliamo proprio ora, fate firmare la petizione che presenteranno all'UNICEF e all'On. Frattini.

nome e cognome tramite un sms 3391819641 oppure

nome e cognome  tramite mail italia@epolis.sm

Una piccola voce non si sente ma.... un coro di voci arriva dappertutto!
Grazie a Lia peravermi fatto conoscere questa iniziativa

 

Pensieri scritti da giosiracconta alle 19:07 |
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martedì, giugno 05, 2007

PIRATI DEI CARAIBI AI CONFINI DEL MONDO

I DUE PIRATONI

Nessuna causa è persa fino a che ci sarà un solo folle a combattere per essa.

WILL TURNER

JACK ELIZABETH BARBOSSA

Un tiranno ha ordinato che tutti i pirati vengano impiccati, uomini,donne e bambini; non deve restare vivo nessuno...

Questo è l'inizio del film...

jack elizabeth will

Will, Elizabeth e il capitano Barbossa si recano a Singapore per allearsi a Sao Feng noto pirata cinese, Will vuole uccidere Davy Jones e riportare il padre alla vita,mentre invece Elizabeth e Barbossa vogliono raggiungere Jack Sparrow ai confini del mondo e liberarlo dalla maledizione di Jones.

locandina 

Da questo momento in poi la trama diventa pressochè inesistente, un gruppo di persone che combatte battaglie spettacolari e nel loro cammino incontra degli aiutanti che per tutta la durata del film non fanno altro che prendere accordi segreti tra di loro cercando di tradirsi a vicenda...

 questo è quello che ho capito,cioè quasi nulla.

jack

Gli effetti speciali sono molto belli, come i costumi e la fotografia,ma purtroppo la trama è piena di situazioni e personaggi che muoiono e ritornano e non si capisce il perchè; comunque sia Johnny Depp è un grande e vale la pena andarlo a vedere solo per lui; i suoi tic e il suo sguardo stralunato ti fanno morire dal ridere.

sparrow

Non ne consiglio la visione a chi non ha visto l'uno e il due; io non ho capito molto avendoli visti, quindi non posso immaginare cosa possa capire chi dei primi due non ne conosce l'esistenza.

 

Pensieri scritti da giosiracconta alle 18:36 |
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