BACIO BLU |
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martedì, gennaio 30, 2007
BOCCA DI SERCHIO
Quando un soldato venne ferito e non potè tornare indietro, il suo compagno andò a prenderlo, contro gli ordini del suo comandante. Egli ritornò mortalmente ferito ed il suo amico,che portò indietro, era morto. Il comandante arrabbiato gli disse: "Ti avevo detto di non andare," adesso vi ho persi entrambi: Non ne è valsa la pena." L'uomo morente rispose: "Ne è valsa la pena, Signore,perchè quando l'ho preso lui ha detto, "Jim sapevo che saresti venuto." LESLIE D.WEATHERHEAD
Là a Bocca di Serchio dove il fiume si butta nel mare si erge una vecchia palazzina che fungeva da base segreta per l'addestramento della flottiglia della X Mas durante la seconda guerra mondiale.
In memoria rimane una targa, ma molto di più mi hanno raccontato queste vecchie mura, ho sentito le voci dei soldati, le loro risate e il loro pianto; mi sono sentita addosso la loro paura, il loro orgoglio e i loro sogni di gloria. Ho accostato l'orecchio su un vecchio muro scrostato, ho chiuso gli occhi e lui mi ha raccontato la storia di Giovanni; la storia di un giovane soldato partito per la guerra e per la sua Italia.
Era giovane allora Giovanni; giovane e bello, credeva nella vita e nell'amore, gli piacevano il vento forte e il rumore delle onde. Aveva una moglie Giovanni, una dolce ragazza bruna dagli occhi di cielo e la pelle di pesca, si amavano ed aspettavano un bambino.
Un giorno dovette partire, il suo dovere era quello di difendere la patria e Giovanni era un bravo soldato, pianse al pensiero di dover lasciare sola la sua sposa e il suo bambino, ma l'esercito lo reclamava, la X Mas lo voleva,avevano scelto proprio lui; il migliore.
"Non temere"! gli disse lei "Canterò per te, così scaccerò le tue paure... Vedrai, non accadrà nulla di male! e presto saremo di nuovo insieme".
Fu mandato qui a Bocca di Serchio insieme a tanti altri giovani belli,forti, coraggiosi, pieni di sogni e speranze, tanti ragazzi come lui, con una storia simile alla sua.
Furono lunghi e duri i giorni di addestramento trascorsi,in quel luogo, notti e giorni interminabili e faticosi, solo il ricordo di lei e delle sue parole riuscivano a fargli sopportare il freddo e la fatica, le missioni erano sempre un'incognita, non si sapeva mai in quanti sarebbero tornati e come; c'erano momenti in cui la realtà gli precipitava addosso con tutto il suo dolore; soprattutto quando il suo compagno ed amico Luigi fu fatto prigioniero e non riuscì più a tornare al campo di addestramento , avrebbe voluto essere lui al posto, ma doveva andare avanti esercitarsi e combattere, anche se la vita era quello che era; durissima a volte.
Giovanni dentro al suo cuore sapeva che i sogni si avverano sempre, ma hanno i loro tempi e che sono per quelli che hanno dentro qualcosa... amore, generosità e comprensione.
Tante cose accaddero in quei lunghi giorni e tanti altri suoi compagni si persero durante il difficile percorso. Giovanni fu fortunato tutti i suoi sogni si avverarono riuscì a ritornare a casa, ad abbracciare la sua dolce compagna bruna e il suo bambino che non aveva mai visto il babbo, ma di cui conosceva le eroiche gesta.
E' incredibile quanti nomi possiamo dare all'amore e nel suo cuore per sempre sarebbero rimasti incisi i volti di Luigi, Michele, Sandro, Antonio, Giuseppe, Mario, Enrico, Sergio e Francesco; tutti i suoi compagni di avventure,le persone con cui aveva condiviso il cibo, la speranza, la gioia, il dolore, le lacrime e la gloria di quei giorni lontani, ma così vicini.
Tante altre storie avrebbero voluto raccontarmi quelle vecchie mura, ma si sa che il tempo è tiranno ed era giunta l'ora di scappare via, solo il tempo di qualche foto di gruppo davanti alla casa e un attimo ancora per vedere il volto di Giovanni che in una notte triste abbracciava forte il suo cuscino soffocando il pianto per non farsi sentire dai suoi compagni.
È IL SOLDATO La libertà non è gratis
Ho saputo che qualcuno vuole uccidere la memoria, che qualcuno ha deciso di spazzare via quelle voci e quei profumi per far nascere un qualcosa che non c'entra niente con tutto quello che è accaduto in un tempo passato; allora mi rivolgo a voi vecchi muri amici e vi chiedo di raccontare a quelle persone quando arriveranno quello che avete detto a me, non potranno non ascoltarvi perchè la memoria non si uccide; non si uccide mai!!!
Voi ci credete al caso? Io no, niente accade mai per caso e non è stato sicuramente quello che mi ha fatto sedere allo stesso tavolo di Franco Minelli, reduce della X Mas, la persona più giovane, incredibile e con tanta voglia di vivere che abbia mai conosciuto, i suoi occhi ridono e le sue mani parlano,non ha avuto bisogno di dire niente, mi è bastato guardarlo per capire che è una persona meravigliosa, anche lui come il mio babbo (hanno la stessa età 83 anni) mi hanno insegnato che non esistono i vecchi e i giovani, ma solo gli esseri umani.
"Io ho trentotto anni" mi ha detto "e sono state le donne a rovinarmi, mangio, bevo e non penso a quello che accadrà, tutte le notti prima di addormentarmi prego per le persone che amo e che mi sono vicine, ma non spendo nemmeno una parola per me stesso, non penso alla morte e non mi fa paura".
Queste più o meno sono state le sue parole, ed io lo so perchè non ha paura della morte, per lui la morte non esiste, resterà per sempre nel cuore di chi lo ha conosciuto,anche solo per poco tempo; Franco fa parte di quella ristretta cerchia di persone eccezionali che non riesciranno mai a farsi dimenticare perchè ci sarà sempre qualcuno che parlerà di lui, anche solo per sentito dire.
Mi si è stretto il cuore quando l'ho visto piangere di commozione alla consegna di una medaglia a ricordo di questa giornata; in quel momento avrei voluto abbracciarlo stretto stretto ed essere davvero una fatina per farlo tornare anche solo per un attimo ad un episodio della sua gioventù; ma io sono riuscita a vederlo dritto, bello e alto dentro la sua uniforme mentre gli consegnavano il premio.
Le sue parole mi hanno toccato nel profondo, forse per il modo in cui le ha pronunciate e la sua commozione e orgoglio nel farlo, mi hanno fatto pensare, hanno fatto pensare Giò, quella che crede solo nelle fate e nei folletti, quella che non crede in Dio e tantomeno nella Patria, quella che tante volte si è vergognata di essere italiana e infine quella che non si è mai alzata dalla sedia quando si cantava l'inno di Mameli anche se sono consapevole del fatto che se qualcuno non fosse morto per noi forse non vivremmo come stiamo facendo e non avremmo quello che abbiamo.
"SIATE FIERI DI ESSERE ITALIANI... NON VERGOGNATEVI DI ESSERLO... SIATE UNITI, AMATEVI... IO PORTO LA PATRIA NEL CUORE!!!!
Queste sono state le sue parole. Ringrazio di vero cuore gli organizzatori del raduno, il gruppo Betasom (Gruppo di sommergibilisti atlantici) www.betasom.it di cui fa parte il mio Gilbertino, li ringrazio per avermi dato la possibilità di conoscere una persona eccezionale come lui e tutti gli altri partecipanti al Forum,tutte persone fantastiche con nel cuore una passione che li accumuna e che li fa sentire uniti e solidali gli uni con gli altri.
Anche io ho avuto il mio ricordo, non so a quale titolo mi hanno regalato un bellissimo e tenerissimo pinguino di pelouche che ho chiamato Betasom; a me che non capisco niente di sommergibili, ma che adoro scoprire quello che hanno fatto gli esseri umani che mi hanno preceduto, visitare i luoghi dove hanno vissuto e soprattutto capire quali sono state le loro emozioni e i loro stati d'animo in quei frangenti, mi piacerebbe anche tantissimo poter fare un giretto su di un vero sottomarino in immersione, anche se so che questo non è un desiderio attuabile,comunque non si sa mai nella vita può capitare di tutto.
Sono felice comunque di aver ricevuto questo dono perchè ogni volta che guarderò Betasom penserò alla bellissima giornata trascorsa insieme a quelle persone dal cuore grande.
Sono tornata a Torino con il cuore gonfio di gioia, con negli occhi il sorriso il pianto. l'abbraccio di Franco Minelli e una sua dedica su un pezzo di carta.
*A GIOVANNA PER AMORE DI GILBERTO*
E a tutti loro auguro:
*PACE, FORZA E ALLEGRIA*
Perchè come sempre dice Giò...
*LA VITA E' UN GIALLO E L'AMORE UN BLU*
Pensieri scritti da giosiracconta alle 13:40 |permalink | commenti (11) | categoria:giò e gil | Torna su giovedì, gennaio 25, 2007
***VOGLIO L'AMORE***
Voglio mangiare un gelato per strada come una bambina... Voglio giocare con l'acqua delle fontane... Voglio... voglio fare le cose più pazze. Fingere un viaggio intorno al mondo, Voglio andare lontano,verso un mondo lontano,verso un mondo straordinario dove l'amore me lo sento addosso, sulla pelle, dentro di me e lasciarmi andare senza paura. Un mondo dove la gente non si dilania, un mondo che forse esiste perchè l'amore non si può nascondere, come non si può nascondere un raggio di sole. Nella vita non c'è niente che non sia amore; è per amore che i girasoli inseguono il sole, è l'amore che fa brillare le stelle, è l'amore che fa tornare sempre la primavera. Senza amore non esisterebbe il mondo, ed è inutile compiere lunghi viaggi,andare lontano a vedere le grandi montagne, i grandi mari e le grandi città del mondo se non ci accorgiamo delle piccole cose belle che ogni giorno accadono vicino a noi.
Pensieri scritti da giosiracconta alle 19:43 |permalink | commenti (7) | categoria:pensieri | Torna su lunedì, gennaio 15, 2007
PALAZZO MADAMA
Finalmente dopo vari anni di chiusura il 15 di dicembre il palazzo Madama di Torino è stato nuovamente aperto al pubblico e ieri pomeriggio siamo andati a visitarlo, l'ultima volta che ci sono stata ero piccolina e molte cose sono cambiate da allora, le restaurazioni fatte nel corso degli anni sono state davvero tante e non lo ricordavo più così grande e sontuoso.
Il palazzo è collocato al centro di Piazza Castello, di epoca settecentesca, la grandissima facciata che dà su via Garibaldi è stata disegnata da Juvarra. Il nome completo del palazzo è: Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja, è un connubio di più di millecinquecento anni di storia del Piemonte.
Agli inizi del del I secolo qui sorgeva una porta nelle mura che portava al Decamano Massimo di Augusta Taurinorum: due torri testimoniano la porta che aveva quattro aperture a volta destinate all'entrata e all'uscita dalla città.
Dopo la caduta dell'impero romano la porta venne trasformata in un fortilizio che serviva alla difesa della città. Questa fortificazione passò ai Marchesi di Monferrato nel XIII secolo, e questo fu il luogo dove venne siglato il trattato tra Guglielmo VII del Monferrato e Tommaso III di Savoia che prevedeva la liberazione del primo e la cessione di Torino dagli Aleramici ai Savoia.
Passano i secoli e la fortificazione di Porta Fibellona passa di proprietà dei Savoia-Acaja (ramo cadetto) che nella prima metà del XIV secolo lo ingrandiscono a castello, Un secolo dopo sempre un Acaja; Ludovico rimaneggia il castello facendogli assumere una forma quadrata con corte e portico, quattro torri cilindriche angolari.
L'estinzione del ramo degli Acaja vede il castello diventare una residenza per gli ospiti dei Savoia, per un breve periodo fu abitato da Emanuele Filiberto di Savoia che ne voleva fare la residenza dei duchi dopo aver spostato la capitale da Torino a Chambery.
Il 1637 fu un anno molto importante perchè la reggente del Duca Carlo Emanuele II di Savoia, Maria Cristina di Francia lo elegge come sua residenza e commissiona grossi lavori di ristrutturazione, come la copertura della Corte e l'ammodernamento degli appartamenti interni.
Sessant'anni dopo un'altra donna di casa Savoia, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours (reggente di Vittotio Amedeo II) abiterà questo palazzo e a lei si deve l'attuale aspetto e parte del nome. Filippo Juvarra progetta per lei un bellissimo palazzo barocco, ma il progetto non fu mai terminato e dopo il completamento dell'avancorpo del 1721 non fu fatto niente altro.
Dalla morte dell'ultima Madama reale il palazzo subì molti cambiamenti, dovuti ai diversi usi cui fu destinato; diventò un commissario di polizia e sede del governo provvisorio francese nelle campagne napoleoniche.
Nel XIX secolo re Carlo Alberto prende di nuovo in considerazione l'edificio facendolo diventare la sede della Pinacoteca Regia e dopo del Senato Subalpino e quindi della Corte di Cassazzione; verso la fine di quel secolo comincia l'interesse per la storia di quel palazzo, scavando le fondamenta e ritrovando tracce delle architetture di costruzioni e versioni precedenti.
Diventato sede del Museo Civico D'Arte Antica nel 1934, il castello ha visto nel corso del Novecento numerosi restauri e ripristini che si sono conclusi alla fine del 2006.
la visita al palazzo riassume tutta la storia della città di Torino, in quattro piani di esposizione.
Nel piano affossato, si trovano quattro sale dove sono esposte le sculture monumentali in pietra piemontese dal XII al XIII secolo.
Al piano terra vengono ospitate sculture, dipinti e oggetti preziosi che vanno dal XIII al XVI secolo partendo dal gotico.
Al primo piano e negli antichi appartamenti delle Madame reali sono sistemate collezioni del seicento e del Settecento, nella sala delle feste una selezione di arredi racconta la ricchezza barocca dell'epoca.
Mentre invece al secondo piano si può ammirare la città dall'alto; la prima sala ospita la collezione di maioliche e porcellane più importanti d'Italia, una sala è interamente dedicata a i tessuti e un'altra all'oreficeria e agli avori.
Io adoro Torino è la mia città e mi piace visitare i suoi movimenti e scoprirne la storia.
Pensieri scritti da giosiracconta alle 17:01 |permalink | commenti (7) | categoria:giò e gil | Torna su giovedì, gennaio 04, 2007
GIU' PER IL TUBO
Roddy è un raffinato topolino di città e vive a Kesington un elegante quartiere di Londra insieme ai suoi padroncini a due zampe. I due zampe decidono di prendersi una piccola vacanza, così il topolino si trova da solo in casa, ma a disturbare la sua quiete arriva attraverso gli scarichi Sid; un grosso topo difogna che decide di installarsi nella casa. Roddy cerca di liberarsi dell'intruso cercando di gettarlo nello scarico del Water,ma purtroppo il suo piano non funziona ed è lui a cadere nella trappola. Attraverso le tubature e gli scarichi fognari di Londra Roddy si ritrova a Rattopolis e qui scopre un mondo molto diverso a quello cui è abituato. Qui conosce Rita una bellissima topolina, una piccola fuorilegge cresciuta troppo in fretta, esperta della vita e con alcuni conti in sospeso con la malavita. Nel tentativo di salvare la propria pelle e poter tornare a casa il topino si trova immischiato in un complotto programmato da un cattivissimo rospo mafioso che disprezza tutti i topi e li vuole distruggere per creare una società di soli anfibi. Toccherà ovviamente proprio a Roddy per amore di Rita salvare le sorti di Rattopolis.
E' un film secondo me bellissimo e ben fatto, si ride dall'inizio alla fine senza smettere un attimo, Per l'animazione è stato usato il computer e la plastilina o pongo, e secondo me i risultati sono stati eccellenti, bellissime e dolcissime sono le lumachine canterine che fanno da colonna sonora a tutto il film. E' una tenera storia d'amore che nasce tra mille difficoltà date dalla differenza tra i due topini, il primo cresciuto nell'agio e nel benessere in un ricco appartamento, la seconda invece un'esperta marinaia della fogna londinese, ma tutti e due uniti nel salvare il mondo dei topi, cioè il loro mondo.
Consiglio vivamente la visione di questo film a tutti quelli a cui piace ridere e divertirsi. Il prossimofilm che Giò e Gil andranno a vedere sarà "La tela di Carlotta" Storia di un ragno e un maialino.
Pensieri scritti da giosiracconta alle 16:42 |permalink | commenti (12) | categoria:cinema | Torna su
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