BACIO BLU |
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venerdì, agosto 11, 2006
FORTE DI BRAMAFAM
UNA SENTINELLA AI CONFINI DEL PIEMONTE Il forte di Bramafam, eretto sul costone omonimo al margine sud orientale della conca di Bardonecchia è considerata la più grande opera fortificata di fine ottocento delle Alpi Cozie; fu costruito alla metà degli anni 70 dello scorso secolo per difendere il traforo internazionale del Frejus e lalinea ferroviaria Torino-Modane.
Fra il 1883 e il 1889assunse l'aspetto di un vero e proprioforte dotato di diversi tipi di artiglieria.
Nel 1892 una relazione del Deuxieme Bureau - il servizio di spinaggio francese - segnalava che il forte poteva ormai definirsi completo e che presto sarebbe stato dotato di artiglieria in cupola.
Il Bramafam adottò infatti le prime installazioni corazzate impiegate dalle fortificazioni italiane; si trattava di affusti corazzati, prodotti dalla casa tedesca Gruson di Marburg, armati con un cannone calibro 120 mm.
L'opera disponeva anche di quattro torrette a scomparsa Gruson per cannone a tiro rapido da 57 mm: si trattava di una torretta metallica che aderiva con la superficie superiore al piano della copertura; con un meccanismo a contrappeso la si poteva sollevare, far uscire la volata del pezzo, sparare e quindi farla tornare nella posizione originale.
Gli obiettivi del forte, il cui presidio del tempo di pace superava le 200 unità, spaziavano sull'intera area di Bardonecchia, in particolare sugli sbocchi delle valli della Rho e del Frejus e verso il traforo ferroviario.
Disarmato parzialmente nel corso della Prima Guerra Mondiale, il forte fu adibito a campo di prigionia per gli austriaci che lavoravano in zona alla manutenzione delle strade militari e della Galleria del Frejus; negli anni trenta l'opera venne integrata con la costruzione di due moderni centri di resistenza in caverna del Vallo Alpino e fu costantemente presidiata e armata.
Il 21 giugno 1940, nel corso dell'offensiva italiana contro la Francia, il forte fu bersagliato dai tiri dell'artiglieria nemica e delle bombe lasciate cadere da sette aerei francesi: i danni si limitarono però soltanto ad alcune strutture esterne.
Nel settembre del 1943 venne occupato da un piccolo presidio tedesco che, per timore di colpi di mano dei partigiani, minò tutta l'area circostante; fu abbandonato dagli ultimi tedeschi in ritirata solo la mattina del 27 aprile 1945. Cessate le ostilità, in ottemperanza alle claudole del Trattato di Pace, il forte venne dismesso dall'Esercito e abbandonato al proprio destino.
Il forte Bramafam dal 2005 è stato aperto al pubblico con le visite alle sue mostre, ed esposizioni attraverso la parte che è stata recuperata da alcuni volontari che fanno parte dell'associazione per gli studi di storia e architettura militare.
Ogni oggetto esposto, comprese le suppellettili, panche, tavoli, porte e piastre corazzate sono originali, recuperate, restaurate ed esposte al pubblico grazie al lavoro dei volontari, inoltre la visita è accompagnata da un sottofondo musicale con inni e musiche d'epoca, soprattutto nella visita della trincea i visitatori sono coinvolti in un gioco di luci e suoni di battaglia, per meglio far capire l'atmosfera, la dura vita e spesso la morte patita dai nostri soldati, alpini, bersaglieri, fanti, generi etc in quei posti lontani da tutto e da tutti.
La ricostruzione degli ambienti è davvero molto interessante e parte dall'ottocento fino ad arrivare alla seconda guerra mondiale, Giò, Gil e Ruben hanno potuto così vedere come si presentava il corpo di guardia, la sezione di mascalcia, la stanza dell'ufficiale di picchetto, l'ufficio ottocentesco del comandante del 6° Reggimento Artiglieria da Fortezza, la camerata truppa, l'infermeria, la mensa ufficiali, la cucina.
Ufficio del comandante del 6° Reggimento Artiglieria da Fortezza
Camerata della truppa
Postazione campale con serventi alpezzo, un obice skoda da 100/17mod 14
Locale di spolettamento proiettili di una batteria in caverna del Vallo Alpino
Ricostruzione del corpo di guardia tedesco dei Gebirgsjaeger nel 1943-44
Gli allestimenti inoltre sono abitati da 75 manichini, tutti vestiti con uniformi originali del Regio Esercito per gli anni che vanno dal 1885 al 1943, questa raccolta di uniformi rappresenta una delle più importanti collezioni esistenti.
E' questo un museo storico che cresce di anno in anno, un luogo per cui vale la pena fare un giro, visitarlo e cercare di capire il perchè alcuni volontari con pochi mezzi ha deciso di non far morire un pezzo della nostra storia. PS: Il bimbo delle foto non fa parte del museo, ma è Ruben il nipotino guerriero di Giò che ama le fortezze e le armi.
Pensieri scritti da giosiracconta alle 15:52 |permalink | commenti (6) | categoria:giò e gil | Torna su mercoledì, agosto 02, 2006
UNA DOMENICA A MAGLIONE
In provincia di Torino, dove finisce il Canavese e cominciano il Biellese e il Vercellese lì si trova Maglione, un bellissimo paesino dove Giò e Gil hanno deciso di trascorrere una calda domenica pomeriggio di fine luglio.
Un paese dove arte e natura sono un'unica cosa.
NOTIZIE STORICHE
Il borgo nasce nel 999 da una donazione di terre dell'Imperatore Ottone III al Vescovo di Vercelli.
Dal 1208 maglione fu infeudato dai conti Valperga, dai quali nacque il ramo dei Valperga di Maglione, a causa della sua posizione il paese ha sempre rivestito un ruolo importante e strategico per il contado dei Valperga.
Nel 1648 comandati dal generale Carasenna, gli Spagnoli attaccarono il castello di Maglione, difeso dal conte Verrua; furono respinti, ma nel 1652 la roccaforte capitolò e fu distrutta.
Il paese venne pure invaso dai francesi, in marcia verso Ivrea nel 1704; all'estinzione della dinastia dei Valperga i loro possessi passarono ai conti Avogadro Lascaris.
Durante il ventennio fascista, un regio decreto stabilì che Maglione, a partire dal 31 dicembre 1928,venisse assorbito dal comune di Borgomasino.
Nel 1947 i Maglionesi, con determinazione riescono a riacquistare la propria autonomia riportando di nuovo il Comune a Maglione. CENNI ARTISTICI
Dell'antico castello edificato dai conti Valperga di Masino non rimane che una torre quadrangolare cuspitata e coronata da quattro fiamme che funge da campanile del cimitero.
La chiesa parrocchiale dedicata a San Maurizio è stata ristrutturata con l'aggiunta dell'altare maggiore e del coro nel 1737; ha la facciata barocca e all'interno 4 altari di cui il maggiore e la balaustra sono di marmo, sormontati da dipinti di pittori piemontesi del seicento.
San Maurizio è il santo patrono del paese, (molto caratteristica è la processione che si svolge la terza domenica di settembre) con la statua del santo preceduta da 8 ragazze in costume seicentesco con in testa le "Matarille" (coni ornati di fiori ed immagini sacre), accompagnate da 8 alabardieri.
Nella parte bassa del paese si trova la chiesa votiva di San Grato, mentre lungo la strada che porta a Cigliano c'è la chiesa di San Maurizio eretta nel luogo dove si accamparono gli Spagnoli durante l'assedio al castello; mentre invece in un parco ombroso sulla strada di Borgomasino si erge la chiesa di San Rocco edificata sul territorio dell'antico lazzaretto. TERRITORIO
Il territorio è collinare, nella parte sud ovest si trova però il lago di Maglione, utilizzando sentieri e strade ferrate sono state tracciate delle piste, opportunamente segnalate che permettono escursioni in mountain bike o passeggiate.
Aree attrezzate con tavoli e barbecue consentono piacevoli soste. RISORSE
La frutticoltura e l'orticoltura sono i settori trainqnti dell'economia del paese,si coltivano le pesche che sono il simbolo del paese, infatti Giò e Gil erano lì proprio per assistere alla sagra che ogni anno si svolge l'ultima domenica di luglio.
La produzione raggruppa anche asparagi, zucchine, susine, mele, pere,albicocche, kiwi e castagne M.A.C.A.M
La particolarietà del paese è però il museo di arte contemporanea all'aperto, una simpatica ragazza ha accompagnato Giò e Gil in giro per il paese mostrandoci ed illustrandoci le opere che sono davvero molto belle.
Il museo è sorto nel 1985 per iniziativa del regista Maurizio Corgnati, che lo ideò per il suo paese Natale.
Egli propose agli abitanti di vedere ed apprezzare opere d'arte contemporanea al di fuori dell'ambiente dei musei, senza vincoli di orario, biglietti e norme da osservare, ma semplicemente passeggiando per le vie del borgo.
Iniziò anno dopo anno con l'invitare artisti italiani e stranieri delle più diverse tendenze artistiche, perchè affrecassero esterni di edifici messi a disposizione dai proprietari, o installassero sculture in slarghi e piazze.
L'iniziativa fu da subito un successo,ed attualmete i turisti possono passeggiare per le vie e viuzze del paese soffermandosi ad osservare le opere a qualunque ora del giorno.
Ecco il resto delle opere che a Gil e Giò sono sembrate più belle.
Questa è invece una stradina molto carina di maglione
Giò e Gil non si sono nemmeno fatti sfuggire un giretto intorno al paese con il carrettino trainato dai cavalli
Tra gli artisti ci sono: Pomodoro - Tadini - Zoria -Mainolfi - Nespolo e tanti altri meno famosi, ma non meno bravi; senza contare che a Giò Pomodoro non dice proprio nulla anzi... Comunque per finire vogliamo dirvi che questo paesello vale la pena di una visitina.
Pensieri scritti da giosiracconta alle 16:32 |permalink | commenti (4) | categoria:giò e gil | Torna su
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