BACIO BLU |
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venerdì, settembre 30, 2005
L'AUTUNNO DEL PATRIARCA
Trascorrevano interi pomeriggi a contemplare la pioggia, contando rondini come due amanti vetusti nei crepuscoli languidi di settembre, così appartati dal mondo che egli stesso non sirese conto che la sua lotta feroce per esistere due volte alimentava il sospetto contrario che egli esistesse sempre meno,che giaceva in un letargo,che era stata raddoppiata la guardia enon si consentiva nè l'entrata nè l'uscita di nessuno nella casa presidenziale, che tuttavia qualcuno era riuscito a burlarsi diquel filtro severo e aveva visto gli uccelli muti nelle gabbie,le vacche che bevevano nella fonte battesimale, i lebbrosi e i paralitici che dormivano nei roseti, e che tutti erano a mezzogiorno come in attesa che spuntasse il giorno perchè lui era morto com'era anunciato nei catini di morte naturale durante ilsonnomale alte sfere ritardavano la notizia e intanto cercavano didirimere in conciliaboli sanguinosi i loro contrasti arretrati.
Questo pezzo è tratto dall'ultimo libro che ho letto: "L'autunno del patriarca di Gabriel Garcia Marquez
Racconta la storia di un dittatore sconosciuto di una piccola isola dei Caraibi, egli è chiamato da tutti "Il patriarca". Vive prigioniero delle sue illusioni e della terribile solitudine che gli regala il potere, rinchiuso in un palazzo fatiscente e circondato da postulanti e adulatori. In realtà questo signore così temuto è quasi un selvaggio analfabeta, dispotico, violento e amante insaziabile ma frettoloso, è una persona vendicativa,sanguinaria e superstiziosa, vive i suoi ultimi momenti stanco della sua longevità; fino a quando finalmente la morte non arriverà anche per lui a svelare volto del potere.
E' un bellissimo ritratto di uno spietato e tiranno individuo, Marquez riesce a descriverlo nei minimi dettagli e particolari.
Dello stesso autore ho letto anche: L'amore ai tempi del colera - Cent'anni di solitudine - Cronaca di una morte annunciata - Dell'amore e di altri demoni - Il generale nel suo labirinto - Notizia di un sequestro. Tutti molto belli, Marquez è uno dei miei autori preferiti, ma quelli che mi sono rimasti dentro e che rileggerei sempre sono: CENT'ANNI DI SOLITUDINE DELL'AMORE E ALTRI DEMONI
Pensieri scritti da giosiracconta alle 19:57 |permalink | commenti (15) | categoria:libri | Torna su martedì, settembre 27, 2005
Week end a VeneziaEccoci qua, lo scorso week end Gil e Giò sono andati a Venezia. Durante la notte Gil doveva finire di leggere un libro così è rimasto alzato fino all'una, ma un motivo c'era.
La sala era piena di gente, ilprimoad intervenire è stato il Dott.Giorgerini, uno storico di sottomarini che ha elogiato il realismo del libro, poi l'Ammiraglio Pagnotella ci ha narrato alcuni simpatici eventi avvenuti quando era Capitano del Toti e ha spiegato la responasibilità che grava sulle spalle di un Comandante di Sottomarini.
Il Dandolo è esposto dentro l'Arsenale di Venezia, di norma non è aperto al pubblico, ma in questa occasione è stato fatto uno strappo alla regola.
Pensate che sul Dandolo l'equipaggio è formato da 30 uomini che stanno in immersione per tutta la missione che può durare fino a 15 giorni.
Questi sono i portelli dei tubi lancia siluro, quello sopra è aperto.
Ecco il tubo visto dal suo interno, per lanciare un siluro occorre infilarlo dentro, chiudere il tubo allagarlo per portarlo alla stessa pressione dell'esterno quindi aprire il portello esterno e poi lanciare.
Questa invece è la tastiera di controllo profondità e assetto, tutte quelle manopole caricano e scaricano aria dalle casse zavorra che servono per bilanciare il battello, Marco ha spiegato che una differenza di 10 litri in più o in meno possono far si che il battello non sia bilanciato e sia necessario correggere per evitare di dover andare contunuamente su e giù.
Ed ecco la chicca, quando scappa la cacca dove la si fa? ma ovviamente nel bagno, peccato che sul battello si sia in 30 persone con un bagno solo e senza doccia ne lavandini, com'è dura la vita di un sommergibilista.
Qui vedete Giò che al periscopio spia i movimenti del naviglio nemico, appena a tiro ci urlerà "Fuori Uno!"
Dopo una breve visita all'Arsenale dove abbiamo visto dei gondolieri esercitarsi e delle strane imbarcazioni sostare.
Dovete sapere che Gil partecipa a un forum dove si parla di Sottomarini, il forum di Betasom , è li che ha conosciuto il Totiano che lo ha invitato, oltre a lui abbiamo fatto conoscenza con altri ragazzi sempre del forum, G.M.Andrea, Das Boot e Micca sono i loro nik.
Nel pomeriggio salutati i compagni di ventura siamo andati in piazza San Marco, forse a vedere i monumenti? no a dare da mangiare ai piccioni.
Sono talmente abituati a noi che ti mangiano dalle mani e se stai in piedi ti salgono proprio addosso.
Anche Gil ha provato ma chissà perchè lui aveva solo piccioni calmi.
Quindi megagiro per tutta la città con acquisto di qualche souvenir murano doc. ma non in centro perchè costavano uno sproposito, cercando in negozi più lontani si potevano trovare animaletti per pochi euro, Giò si è comprata un pesciolino, un orsetto, un micetto e un maialino di vetro colorato.
Il giorno dopo (Domenica) abbiamo fatto un altro giro per la città evitando però il centro, abbiamo quindi trovato una piazza con queste enormi teste scolpite dove potevi anche entraci dentro.
Due bravissimi suonatori di bicchieri e di vetro che interpretavano "Il danubio blu" in modo impeccabile.
Che dire è stato un week end pieno di emozioni e istruttivo. Vi lasciamo la pubblicità del libro, Giò non l'ha ancora letto ma Gil ne è rimasto rapito e commosso e dice che merita.
Un colpo di Stato in un paese Arabo che si affaccia sul Mediterraneo minaccia l’Europa. Un anziano sommergibile italiano, salvato dal disarmo per sperimentare un sistema di propulsione a circuito chiuso è chiamato ad intervenire per una azione di ritorsione internazionale. E’ in questo scenario che l’avventura del Toti prende vita, con lo scopo di fare sentire al lettore l’odore di sentina e paura, il sapore della fratellanza che si respira in un sommergibile; parte di un mondo straordinario fatto di uomini speciali. Delfini d'acciaio di Marco Mascellani, Edizioni del Girasole
Pensieri scritti da giosiracconta alle 20:37 |permalink | commenti (15) | categoria:giò e gil | Torna su giovedì, settembre 22, 2005
FELICE FINE SETTIMANA
Auguro a tutti voi un fine settimana pieno di gioia, amore, musica e poesia. Vi lascio anche le parole di una vecchia canzone di Rino Gaetano, cantautore che io ho amato tantissimo, ma che purtroppo è morto molto giovane in un incidente motociclistico. Io adoro questa canzone, è dolcissima e piena d'amore
Mentre la notte scendeva stellata stellata lei affusolata nel buio sognava incantata
E chi mi prende la mano stanotte, mio Dio? Forse un ragazzo, il mio uomo o forse io?
Lontana la quiete e montagne imbiancate di neve e il ventoche soffia che fischia più forte più greve.
E chi mi sfiora le labbra, chi mi consola? Forse un bambino già grande o io da sola...
Passava la notte, passavano in fretta le ore, la camera fredda già si scaldava d'amore...
Chi troverà i miei seni avrà in premio il mio cuore, chi incontrerà i miei seni avrà tutto il mio amore!
La luce discreta spiava e le ombre inventava, mentre sul mare una luna dipinta danzava.
Chi coglierà il mio fiore bagnato di brina? Un principe azzurro o forse io adulta, io bambina?
Mentre la notte scendeva stellata stellata lei affusolata nel buio dormiva incantata.
Chi mi dirà buonanotte stanotte mio Dio? La notte, le stelle, la luna o forse io...
Pensieri scritti da giosiracconta alle 19:42 |permalink | commenti (17) | categoria:musica e canzoni | Torna su lunedì, settembre 19, 2005
IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL
Il grande maestro dell'animazione "Hayao Miyazaki" ci racconta un'altra delle sue bellissime favole, l'idea è tratta dal romanzo di Diana Wynne Jones "Il castello magico di Howl"
La protagonista principale è una ragazza di 18 anni di nome Sophie; ella lavora instancabilmente in un piccolo negozio di cappelli lasciatole in eredità dal suo babbo. Conduce una vita regolare tutta casa e lavoro fino al giorno in cui per caso incontra il mago di Howl
Egli è sospettato di cibarsi del cuore di giovani e belle fanciulle, ma che più che altro sembra,follemente innamorato del suo aspetto. Il giovane e bellissimo mago in realtà non è altro che un ragazzino mai cresciuto, che ha bisogno di esorcizzare le sue paure con inutili e sgargianti talismani e secondo cui "Se non si è belli non vale la pena di essere al mondo" L'incontro tra i Sophie e Howl è breve ma intenso e scatena le ire della Strega delle Lande.
Una donna arcigna straripante adipe, innamorata di Howl e che quindi per gelosia la trasforma in una vecchina dolorante e con le ossa scricchiolanti, che per di più non dovrà rivelare a nessuno il sortilegio.
Dopo il panico iniziale tuttavia Sophie scopre che la sua condizione non è poi così brutta: "Quando si è vecchi" pensa "non si ha più imbarazzo a chiedere favori". "Nè si ha più nulla da perdere, ne si ha più paura. Certo si può contare solo su se stessi, anzi bisogna persino prendersi cura degli altri.
Solo Howl potrebbe essere capace di spezzare il sortilegio, e così l'unico modo per conoscerlo è quello di intrufolarsi nel suo castello mobile, aiutata da un magnifico spaventapasseri saltellante incontrato durante il cammino "Testa di Rapa"
Anche lui vittima di un sortilegio. Il castello è un'accozzaglia di tubi e macerie sorretti da gambine,l'interno è disordinato, sudicio e polveroso.
Servirà la vitalità della vecchietta che si è proposta come donna delle pulizie per cambiare l'aspetto del luogo, la grinta e l'entusiasmo che da giovane non possedeva, ma che solo la sua nuova condizione le permetterà di conquistare. Insieme ad Howl abita anche il giovane apprendista stregone Markl
che si affeziona immediatamente a Sophie e la segue dapperutto, oltre a Markl c'è Carcifel lo spiritello del fuoco che alimenta il castello e lo fa camminare, inoltre possiede una cosa importantissima; il cuore di Howl
Howl per combattere contro i nemici si trasforma in un rapace e tramite la porticina nel retro del suo castello si cala in realtà parallele e tragiche che preferisce non condividere con i suoi compagni, combatte contro mostriciattoli deformi che si liquefano tra le fessure e spaventano
Alla fine giustizia sarà fatta, com'è giusto che accada, ma non posso raccontarvi di più...
E' una storia dolce e piena d'amore, ma non melensa e Howl è ritenuto cattivo perchè tutto il mondo in cui vivono i personaggi è preda di un incantesimo, della regina Saliman
L'ambientazione sembra una ottocentesca città europea con le stradine strette e tortuose, le botteghe e i palazzi alti con i comignoli.
Il castello errante di Howl è anche un'apologia antimilitarista, un segno contro la distruzione della guerra e la sua inutilità
I disegni sembrano dei quadri e le ambientazioni calde, magiche e romantiche, è un racconto poetico ed affascinante ambientato in un mondo che unisce sia il passato che il futuro esseri strani, ma non impossibili che convivono rispettando un equilibrio fatto di magia e di cose antiche; c'è poesia in questo film che riesce anche a trattare il tema del rapporto tra vecchi e giovani.
Un film che parla di temi universali come l'amore e il rispetto umano, la pace e la morte.
Un film da vedere anche se quando in sala si sono accese le luci alcune persone hanno esordito dicendo che non avevano capito nulla; forse non è un film per tutti, ma sicuramente bellissimo
Pensieri scritti da giosiracconta alle 19:48 |permalink | commenti (18) | categoria:cinema | Torna su giovedì, settembre 15, 2005
VUNIKY
Vuniki passainteripomeriggi seduta sul molo,lo sguardo fisso al lago, immobile e silenziosa come una statua. Vuniki è giovane e bella con il futuro stretto nelle proprie mani. Vuniki che ama il suo meraviglioso lago, che sbriciola molliche di pane e a piene mani le offre alle anatre. Vuniki che butta la testa all'indietro e ride felice, convinta che un giorno il mondo sarà suo, Vuniki che ti prende come una dolce malattia dalla quale non vorresti mai guarire. Vuniki che non si dimentica. A Vuniki piace il sole ed il vento che danza sull'acqua, le piace pensare che tutto questo lo vive in solitudine come se appartenessero a lei soltanto, però le piace anche la gente e dedicarsi a loro e le piace viaggiare con la fantasia. I cambiamenti spaventano Vuniki e se potesse vivrebbe sempre nello stesso posto, è come se avesse paura di ascoltare altri suoni o vedere cose diverse. Solo il rumore dell'acqua eilsuo lago, accarezzata da un vento leggero che viene da sud a portarsi via le ultime foglie.
L'amore è certamente la cosa più bella che la vita ci possa offrire
Pensieri scritti da giosiracconta alle 18:24 |permalink | commenti (12) | categoria:favole | Torna su martedì, settembre 13, 2005
Gita a Sale Marasino con il trenino a VaporeIeri Gil e Giò sono andati a Sale Marasino, un paese dove ogni anno si festeggia la "Festa della Zucca", per farlo però non si sono accontentati della solita fottuta automobile ma hanno preferito un mezzo molto più carino e romantico.
Un autentico treno a vapore del 1922 Sul sito delle Ferrovie Turistiche quel topolino del Gilbertino ha trovato delle interessanti proposte di convogli d'epoca, treni che utilizzano vagoni e motrici antiche perfettamente restaurate, questi treni non sono di linea ma effettuano viaggi occasionali su tratte ferroviarre a volte dismesse dal normale traffico, questo convoglio in particolare era diretto a "Sale Marasino" paese noto per la sua "Festa della zucca" che proprio Domenica celebrava il suo apice con la sfida alla zucca più grossa. Il convoglio era costituito da una locomotiva originale a vapore 625-177, anno di costruzione il 1922, costruita in Germania come risarcimento di guerra, pesa ben 52 tonnelate e raggiunge una velocità massima di 80Km/h, pare che sia rimasta in servizio fino agli anni 70 prima di essere messa riposo, salvata dalla demolizione è stata restaurata e adesso vive la sua nuova vita portando in giro i turisti. Oltre alla Locomotiva il convoglio era costituito da due carrozze della serie 36.000 dette anche "Centoporte" che poi erano solo 20, dieci per lato, erano vetture di seconda classe in servizio dagli anni trenta fino al 1987, avevano i sedili in legno e portavano 78 persone sedute. C'e' da dire che abbiamo viaggiato su una di queste e se escludiamo il sedile un pò rigido non si stava affatto male. Quindi seguiva una carrozza della Serie 38.000 “Corbellini”, che deve il soprannome al ministro dei Trasporti dell’epoca in cui fu costruita (tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta). Vettura piuttosto spartana, può viaggiare fino a 100 kmh e offre 68 posti a sedere, infine una carrozza della Serie 32.000, in servizio a partire dal 1938 molto simile alle attuali carrozze a scompartimenti, chissa quante gante avrà viaggiato a bordo di queste carrozze. In coda (o in testa a seconda di dove mettevano la motrice) c'era una carrozza di servizio intermante di legno, la sua funzione era di magazzino acqua e attrezzi necessari in qualsiasi evenienza per fare manutenzione alla motrice, inoltre ha ospitato nella notte i macchinisti, infatti un treno a vapore ha bisogno di parecchie ore per essere accesso e pronto a partire così i manovratori (volontari) hanno dovuta stare alzatti tutta notte per essere pronti la mattina dopo. La cosa che ci ha colpito di più del viaggio è stata l'accoglienza, ovunque il treno passasse la gente si fermava a guardarci, con stupore meraviglia e gli occhi affascinati da una così inusuale visione. Tutti ci sorridevano e ci salutavano, è stato supendo. In un tratto abbiamo avvicinato un altro treno merci in manovra la nostra locomotiva ha fischiato, ho visto uno dei due macchinisti dell'altro treno girarsi e indicare stupito il nostro convoglio al collega che era con lui, poi in segno di saluto anche la loro locomotiva ha salutato la nostra con il suo fischio. Eppoi finalmente eravamo su un treno che come da bambini faceva veramente "ciuff ciuff" quando si muoveva. Siamo arrivati a destinazione con ben venti minuti, e dico venti di ANTICIPO!!! Alla faccia di tutti gli eurostar che non riescono mai ad arrivare in orario. Alla stazione c'era una folla ad attenderci, quando siamo scesi dal treno ci hanno accolto con un caloroso applauso, per un attimo abbiamo pensato di aver sbagliato posto, un applauso a noi, bhe se la mettiamo così voglio stringere la mano al sindaco. Arrivati in paese ecco da da ovunque saltavano fuori delle zucche, è il paese della Zucca. Ed ecco le zucche in gara, ci hanno detto che per vincere vale quella con il peso più alto e il titolo se lo contendevano dei bestioni da oltre 300 chili di stazza, zucche così pesanti che il loro stesso peso gli dava forme a volte strane. Ecco qua sotto una comoda zucca sedile, chi non la vorrebbe nel suo giardino? Anche le bancarelle erano tutte zuccose e vendevano la zucca da quelle ornamentali fino alle marmellate, passando pure per i prodotti tipici del luogo come speck e formaggio. Non c'e' che dire a Sale Marasino hanno veramente "Sale nella zucca" l'accoglienza è stata ottima, la mostra mercato bella e variegata, oltretutto la manifestazione ha richiamato un sacco di persone, nel pomeriggio si faceva fatica a passare tanta gente c'era. Nel centro storico del paese era possibile vedere a passeggio o seduti in giro dei figuranti in costume de'epoca che facevano da cornice al ridente paesino. Nel porto del paese che sta sul lago d'Iseo era ormeggiato un piroscafo del 1926 "La Capitanio", si poteva salire a bordo e fare delle belle foto. Compreso nel boglietto c'era pure il pranzo, ovviamente a base di zucca: Ravioli di zucca, risotto di zucca, carne salata con fagioli e cipolla e per finire torta di zucca. Abbiamo anche visto una mostra dedicata alla vespa Alle quattro e mezza siamo risaliti sul treno che ci ha riportato a casa, eccolo mentre sbuffa. C'e' da dire che al ritorno nonostante siamo dovuti restare fermi ad aspettare che un eurostar ci superasse siamo giunti a destinazione con dieci minuti di anticipo, i macchnisti erano allegri per tutto il viaggio hanno fatto un concerto con il fischetto della locomotiva. Per la cronaca il biglietto è costato appena 40 euri (pranzo incluso), ne valeva veramente la pena, ci siamo divertiti moltissimo.
Pensieri scritti da giosiracconta alle 00:04 |permalink | commenti (20) | categoria: | Torna su sabato, settembre 10, 2005
MUSEO DI PIETRO MICCA
E' stato un sabato un pò piovoso quello della scorsa settimana e Giò e Gil hanno deciso di trascorrere il pomeriggio visitando il museo di Pietro Micca che si trova a Torino in via Giucciardini 7 proprio alle spalle del Mastio della cittadella LA CITTADELLA Nel settembre del 1564 fu posata la prima pietra della Cittadella di Torino. Il Duca Emanuele Filiberto la volle per proteggere la sua nuova capitale e per difendere il ducato che da poco aveva recuperato. Il progetto fu realizzato dal capitano Francesco Paciotto, architetto di Urbino e l'opera venne situata nell'angolo sudovest della città in sostituzione del bastione di San Pietro costruito dagli occupanti francesi nel 1536. A pianta pentagonale la cittadella era circondata da un grande fossato asciutto dotato verso l'esterno da una serie di opere difensive che avevano lo scopodi rendere difficoltoso ad un assalitore l'avvicinamento al cuore della Cittadella. La costruzione occupava circa 20 ettari di terreno, ma successivamente divenneromolti di più a seguito delle costruzioni delle strutture difensive esterne. L'ASSEDIO
Nel corso della guerra di successione di Spagna l'assedio Gallispanico del 1706 fu un severo banco di prova cui fu sottoposta la Cittadella, con l'annesso sistema di gallerie di contromina.
Tra il maggio e il settembre 1706, la Cittadella, aggredita da oltre quarantamila assedianti, costituenti i combattenti migliori delle truppe di cui disponeva Luigi XIV, resistette agli attacchi ordinati dal comandante francese Duca de la Feuillade. Fin dall'inizio dello scavo delle trincee gli assedianti subirono effetti della guerra di contromina. 48 ingegneri militari francesi diressero gli scavi delle trincee, il posizionamento delle batterie e la ricerca delle gallerie piemontesi. Di essi solo 7 sopravvissero fino alla fine dell'assedio, il 7 settembre, il cavillo dellemine impedì di prendere Torino. Nei primi due mesi dell'assedio 3000 attaccanti e molte batterie di cannoni furono messi fuori combattimento. PIETRO MICCA
Nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1706, un gruppetto di granatieri francesi penetrò nella galleria "capitale" alta e, raggiunta la porta posta all'imboccatura della scala di comunicazione con la galleria "capitale" bassa tentò di abbatterla per introdurvisi. Ma i francesi furono bloccati dal coraggioso intervento di Pietro Micca, un soldato della compagnia dei minatori. Nato nella valle di Andorno in provincia di Biella, aveva 29 anni ed era esperto di lavori sia in galleria sia in muratore, avendo già esercitato queste attività nella sua città. Il minatore era consapevole del fatto di correre un rischio mortale, ma non esitò ad innescare una cortissima miccia provocando quasi immediatamente lo scoppio della mina, fece si che il crollo della scala impedì ai francesi di penetrare nella galleria inferiore e dopo all'interno della Cittadella. Il comportamento di Pietro Micca gli vale ancora oggi a distanza di circa 300 anni la considerazione di eroe. L'esistenza di un museo a lui dedicato realizzato dal Generale Guido Amoretti, permette di ricordare l'episodio, e vedere nella realtà i luoghi dove avvenne il suo sacrificio IL GRUPPO STORICO
Nel 1968 è stata costituita l'associazione "Amici del Museo Pietro Micca e dell'Assedio di Torino del 1706" che ha per scopi il sostegno del museo e la promozione di attività culturali attinenti alla Storia della città di Torino e del Ducato di Savoia prestando opera di volontariato. Il gruppo storico nato nel 1974 ricostruisce la realtà di alcuni Corpi del Ducato di Savoia e si compone di un complesso musicale, un plotone di granatieri del Reggimento di Guardia, un plotone del Reggimento d'ordinanza di Monferrato, un plotone del Reggimento d'ordinanza del Piemonte, un plotone del Reggimento "Dragoni di Piemonte, una sezione di cannonieri del Battaglione di Artiglieria, due "gruppi bandiera", un "Gruppo di vivandiere". In tutto sono circa un centinaio dotati di uniformi, armi ed equipaggiamento dell'epoca. IL MUSEO
Il museo ha sede in un edificio a due piani, uno dei quali interrato. La costruzione è del 1961 in occasione del centenario dell'Unità d'Italia e sorge nel luogo dove durante l'assedio era stata piazzata una batteria francese di due grossi pezzi d'artiglieria. La costruzione è collegata alle gallerie di contromina che rappresentano la parte più importante del museo. Nei saloni di esposizione oltre ai molti oggetti rinvenuti nelle gallerie e nella stessa scala di Pietro Micca sono presentati modelli che illustrano il sistema di gallerie sotterranee ed il loro impiego durante l'assedio.
SALONE SUPERIORE
Il monumento a Pietro Micca, modellato da Giuseppe Bogliani e fuso da Bartolomeo Canterio fu inaugurato il 4 dicembre 1837 nel cortile dell'Arsenale di Torino. Lo spazio successivo raccoglie alcuni documenti iconografici relativi alla guerra di successione spagnola e all'assedio. Molto bella la grande carta corografica degli stati del Re di Sardegna, del 1762, opera dello Stagnon. La parte terminale del salone ospita un plastico della città di torino nel corso delle operazioni di assedio. Vi sono anche due bacheche contenente i reperti trovati nella scala "Pietro Micca" e quelli rinvenuti nel cisternone, pozzo profondo 23 metri dotato di due rampe elicoidali: su una gli uomini scendevano, sull'altra risalivano.
SALONE SOTTERRANEO
Il grande plastico risproduce la cittadella di Torino alla fine dell'assedio, sono visibili tutti gli elementi fortificati che la componevano e, in particolare il lato investito e danneggiato il Mastio, unica costruzione ancora esistente e dalla parte opposta l'ingresso della galleria alta.
Sulla parete sinistra è posta la pianta delle gallerie di contromina della Cittadella che raggiunsero la lunghezza di 14 chilometri. La parete di fronte invece ospita plastici relativi alla tecnica usata per eseguire le volate di mina atte a far saltare i cannoni e gli apprestamenti dei nemici. Vi è pure un modellino dell'antica torre civica di Torino eretta nel 1383 che durante l'assediofu utilizzata come punto di osservazione e che fu abbattuta dagli invasori napoleonici agli inizi del 1800,vicino al modellino invece si trova un pilastrino con l'immagine della Madonna del Bambino che Vittorio Amedeo II fece collocare ove si era svolta la vittoriosa battaglia liberatrice del 7 settembre 1706. GALLERIE
Dalsalone inferiore una scala conduce al lungo tratto di gallerie sotterranee aperto al pubblico. La discesa non è difficoltosa, ma si svolge solo con le guide.
Percorso il primo tratto si svolta a destra nella galleria "magistrale", un camminamento lungo e tortuoso che avvolgendol'intera fortezza collegava tutte le gallerie dellivello alto "capitali"
Procedendo nel cammino si possono osservare alcune gallerie laterali più basse chiamati "rami di contromina",in fondo a essi in una piccola e bassa cameretta chiamata "fornello" i minatori della Cittadella ponevano barilotti contenenti esplosivo, una miccia a lenta combustione protetta da un canaletto di legno permetteva di attivare l'esplosivo intasato riempiendodi terra l'intero ramo di contromina. In base ad alcunicalcoli l'esplosione dava i suoi effetti letali verso l'alto producendo sul piano di campagna la distruzione dei cannoni nemici. ANFOSSO DELLA MEZALUNA DEL SOCCORSO
La galleria "magistrale" incrocia la "capitale"alta della mezzaluna delsoccorso lunga 125 metri,percorrendola in direzione della fortezza si esce in un tratto dell'avanfosso.
Questo fossatoattraversatodagli assedianti alla fine dell'agosto1706 per attaccare la mezzaluna fu teatro del tragico rogo acceso per bruciare i nemici uccisi onde prevenire lo svilupparsi di una epidemia. Un fumodenso nascose alle vedette sabaude i movimenti dei francesi,era la notte tra il 29 e 30 agosto quando una squadra di granatieri nemici si calò nell'avanfosso con lo scopodi entrare nella galleria capitale e poi accedere al livello inferiore. Il loro intentoera quello di causare esplosioni per rendere impraticabili le gallerie. L'accesso alla galleria era statolasciato aperto per favorire il ricambio dell'aria. I francesi bloccati in un primo momento dalla reazione delle guardie riuscirono successivamente a forzaene il blocco ed entrare LA SCALA DI PIETRO MICCA
E' uno dei punti storici più importanti della città di Torino e conserva ancora le tracce dell'esplosione attivata dal giovane minatore Pietro Micca . Egli di guardia alla scala sentì il rumore del combattimento tra gli attaccanti e le guardie e si precipitò a chiudere ilpesante portone che divideva il luogo da lui presidiato dalla galleria capitale alta.
Nella parete destra della scala era stato allestito un piccolo fornello di mina armato con 20 kg di polvere nera. Un compagno di Pietro Micca cominciò a preparare una miccia che sarebbe stata però troppo lunga perchè i francesi stavano per abbattere la porta, quando se ne accorse Pietro Micca allontanò il compagno con queste parole: "Alzati,vai e salvati,che sei più lungo di una giornata senza pane!" Poi attivòuna miccia molto corta, scese velocemente la rampa verso la "capitale" bassa,ma raggiuntala fu colpito dalviolento spostamento d'aria dell'esplosione e scagliato a 40 passi di distanza.
La scala teatro dell'episodio fu riscoperta soltanto nell'ottobre del 1958 da Guido Amoretti
Giò aveva già visitato il museo con la scuola un milione di anni fa e di tutto questo non si ricordava molto, anzi pensava che l'ingresso fosse addirittura da un'altra parte, cioè proprio nel Mastio dove invece viene ospitato il Museo dell'artiglieria che attualmente è chiuso per restauri. Comunque è stata una visita molto interessante e il percorso nelle gallerie affascinante.
Pensieri scritti da giosiracconta alle 00:38 |permalink | commenti (12) | categoria:giò e gil | Torna su martedì, settembre 06, 2005
TRENTINO ALTO ADIGE (ultimo giorno di vacanza)
Il 20 agosto è arrivato e per Giò e Gil è l'ultimo giorno di vacanza che abbiamo trascorso a Vipiteno per assistere alla grande festa medioevale.
Si festeggiano i 750 anni dell'ordine cavallerescoTeutonico con una serie di manifestazioni storicomedioevali e tante specialità culinarie.
Prima dell'inizio della festa Giò e Gil sono saliti in cima alla torre dell'orologio che è stata aperta al pubblico per l'occasione
Una ripida scala ci ha portato fino in cima
L'ultimo pezzetto abbiamo dovuto farlo salendo su di una scala di legno un pò traballante
Che ci ha permesso di raggiungere il campanile, quella strana cosa sotto la campana è una sirena, se suona tre volte dà l'allarme e i pompieri accorrono, per provarla ogni Sabato a mezzogiorno la fanno suonare una volta così sono sicuri che funziona.
poi con un piccolo sforzo e raggiungiamo la cima dove possiamo godere del panorama, peccato che la giornata sia fredda e piovosa.
Alle 17.00 la festa comincia con un corteo lungo le vie del centro storico, con apertura della festa in Piazza di città e la consegna del vino a tutti gli stand gastronomici
Alle 17.30 abbiamo assistito ad un bellissimo spettacolo degli sbandieratori
Dopo gli sbandieratoriun gruppo di artisti "SHABERNACK" ci ha allietato con un torneo di cavalieri e di tiro con l'arco
Dopo un giretto trale bancarelle,dove abbiamo comperato una piccola spada di legno per Ruben il nipotino di Giò e una fascetta di cuoio rosa intrecciata per Carola.
Nel programma era indicata l'esibizione del gruppo dei Furunkulus, pensavamo fosse un qualche gruppo scemo e invece ci siamo trovati con cinque barbari vestiti di tutto punto che hanno eseguito uno spettacolo di percussioni e cornamuse che ha lasciato il pubblico in delirio. Abbiamo anche incotrato dei cantori che ci hanno deliziato con "Il Grillo"
Alla sera verso le undici che da quelle parti è notte fonda c'e' stato l'ultimo spettacolo, fatto con il fuoco da abili giocolieri. Pensieri scritti da giosiracconta alle 19:26 |permalink | commenti (17) | categoria:giò e gil | Torna su giovedì, settembre 01, 2005
TRENTINO ALTO ADIGE (settimo giorno)
Stamattina visita al Castello di Velturno, ridente cittadina piena di Masi che si trova tra Chiusa e Bressanone. Nel centro della città sorge il castello rinascimentale
Palazzodel XVI secolo funse finoal 1803 da resistenza estiva dei principivescovi di Bressanone.
All'epoca era famoso per il recinto dei cervi, dell'enorme voliera per gli uccelli e della vasca dei pesci. L'attrazzione principale di oggi è invece rappresentata dai preziosi arredi rinascimentali e la collezzione di opere d'arte risalenti ai secoli dal XV secolo al XX secolo acquistate dallaSovrintendenza ai Beni culturali negli anni tra le due guerre e restituite all'alto Adige nel 1990. Entrando ci siamo Aggregati abusivamente ad un gruppo di Baresi così ci hanno fatto il prezzo dello sconto comitiva.
La cancelleria del castello ospita il Museo della cultura contadina di Velturno con una rqccolta di manufatti ed utensili ad uso agricolo ed artigianale. Oggi invece pomeriggio ripososo trascorso gran parte in campeggio e poi gironzolando per Chiusa e acquistando degli oggettini artigianali fatti con le cortecce degli alberi.
E questa sera concerto per organo di Paolo Oreni nella piccola chiesetta di Rasa. Ha eseguito pezzi di Bach, Mozart, Handel, Vivaldi, Schumann e una improvvisazione fantasiosa a richiesta del pubblico. A domani per l'ultimo giorno di vacanza
Pensieri scritti da giosiracconta alle 17:26 |permalink | commenti (17) | categoria:giò e gil | Torna su
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